Anno XI, 22 | 09 | 2017
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Il nostro è un giornale telematico di spettacolo, culture e riflessione socio-politica, meglio conosciuto con il suo passato indirizzo di inscenaonline.com o scenarionline.com. Sostituito a causa di ripetuti attacchi di hackers, denunciati senza ancora esito alle competenti autorità giudiziarie.

La testata, nella sua precedente edizione, venne fondata nel 2005 da Nuccio Messina e Angelo Pizzuto per iniziativa del mensile PrimaFila, il sostegno dell'Accademia Nazionale di Danza  e il contributo delle edizioni Città del Sole. Successivamente (2010), per scissione del gruppo fondatore, ha rinunciato ad alcune connotazioni editoriali, comunque di prestigio, legate alle passate gestioni.

Dal mese di settembre 2012 ci si  avvale del prezioso contributo di CinemaSessanta, storica rivista fondata da Mino Argentieri. L'archivio storico delle trascorse edizioni è in possesso della direzione, in attesa che venga trasferito (leggibile oltre la cripticità elettronica) nelle nuove pagine.

 

Città del Sole - www.cittadelsoledizioni.it - P.I. 01484160807

Tutti i commenti relativi al giornale e ai suoi contenuti, certamente graditi, possono essere inviati al direttore o al vicedirettore.

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Franco LA MAGNA - L'istituto musicale Bellini di Catania riscopre Paolo Altieri PDF Stampa E-mail
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Giovedì 01 Giugno 2017 09:49

Istituto Musicale Bellini

 

ALLA RISCOPERTA DI PAOLO ALTIERI


 

“L’amante burlato”, povero ganzo abbindolato e deriso

°°°°

 


“L’amante burlato”, un’opera buffa, sprofondata nell’oblìo, pressappoco come il nome del suo giovane e talentuoso compositore, Paolo Altieri, autore di un notevole corpus di composizioni e giunto misteriosamente da Napoli (allora capitale del Regno) a Noto nel mese di giugno del 1768, dove per allontanarsi dalla capitale sembra abbia accettato le proposte provenienti dalla sperduta cittadina siciliana divenendo “Maestro di cappella di tutte le Chiese di Noto”. Su questo compositore, ingiustamente dimenticato, da qualche tempo musicisti e musicologi stanno tentando un repechage “per riconoscergli – scrive Salvatore Carchiolo, che ha diretto l’Orchestra Barocca dell’Istituto Musicale Bellini, appunto nell’opera portata in scena al Teatro Sangiorgi di Catania - un parziale e postumo risarcimento di un destino che non gli fu generoso”.

Tratto da “La Cantatrice” ossia “La Pelarina” di Carlo Goldoni (da poco scoperto come autore del libretto, “cattiverie” di due donne nei confronti d’un povero ganzo dileggiato, vituperato e abbindolato), “L’amante burlato” (opera comica che, si legge ancora nello scritto di Carchiolo che ne illustra la messa in scena, attende ancora il “compimento di uno studio storico e filologico che ne consentisse la ricollocazione nel giusto contesto”) ha tuttavia incontrato nella briosa e meticolosa regia di Giovanni Grasso (altro docente, come Carchiolo, dell’Istituto di eccellenza catanese), la trascrizione di Carchiolo, l’ottima esecuzione di musicisti e cantanti, la splendida e variopinta scelta dei costumi di Rosy Bellomia, la piena approvazione del numeroso pubblico che ha affollato la “seconda sala” del Teatro Massimo Bellini, divertito e piacevolmente stupito da un’offerta culturale così rara e preziosa, frutto dell’impegno e della dedizione continua profusa da allievi e docenti dell’Istituto.

“La prima, piacevole e inaspettata, sorpresa, è stata per me - scrive il regista  Giovanni Grasso  -ritrovarsi tra le mani dopo quindici anni, grazie alla pregevole trascrizioni di Salvatore Carchiolo, un’altra opera drammatica, per l’esattezza una nuova commedia, come la prima in forma di intermezzo e a quanto pare, fra la poderosa mole di composizioni di carattere sacro, la sua seconda ed ultima produzione melodrammatica”. Una scommessa ardua, per docenti e soprattutto allievi “all’esordio delle loro carriere, ‘obbligati’ a debuttare con un autore che non lascia spazio ad errori e ‘annichiliti’ - ancora parole ‘burlesche’ di Grasso, tanto per stare in tema - già alla loro prima esperienza teatrale con un’opera dall’azione frenetica e il ritmo incalzante, che impone all’interprete attore-cantante un’attenzione e uno sforzo continui”.

E c’è davvero da augurarsi che la temperie giudiziaria che inopinatamente l’Istituto vive in questi giorni - dovuta alle indegne malversazioni d’una accolita di malviventi, vera e propria associazione a delinquere, che in nove anni ha sottratto ben 14 milioni di euro, provocando una voragine che rischia di gravare pesantemente sulle sorti future dell’istituzione catanese - possa rapidamente risolversi, restituendo all’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania la serenità con cui continuare a svolgere i compiti ai quali è istituzionalmente preposto.

Paolo Altieri
L'AMANTE BURLATO
Intermezzo in due parti
Tratto da la “Cantatrice” ossia la “Pelarina” di Carlo Goldoni

Personaggi e interpreti
Belarina (Musica Principiante) - Margherita Aiello
Volpiciona (Madre di Belarina) - Claudia Ceraulo
Tascadoro (Uomo Ordinario) - Graziano D'Urso
Florindo (Innamorato di Belarina) - Ausilia Arrigo

ORCHESTRA BAROCCA DELL'ISTITUTO BELLINI

Clavicembalo e Direzione - Salvatore Carchiolo*; Violini - Carla Marotta* (maestro di concerto), Germana Caniglia, Giulia Lo Piano, Andrea Platania, Giorgia Reitano, Martina Scarpuzza, Alessio Corretni, Irina Viktarouskaya, Marianna Musumeci; Violoncelli - Maurizio Salemi*, Francesco Musumeci; Contrabbasso - Piero Leone; Oboi - Luciana Danieli, Janeal Tatum; Trombe - Gianluca Lucenti, Antonio Maucieri; Corni - Ignazio Coco, Gabriele Denaro; Clavicembalo - Pietro Piricone; Maestro Collaboratore - Giulia Russo; Assistenti alla Regia - Carmelo Maucieri, Valentina Serena Bauso; Suggeritore - Manuela Infalletta; Assistente Costumista - Margherita Melania Aiello; Sarta - Schiley Campisi; Trucco e parrucche Studio 3 Alfredo Danese;

Costumi Rosy Bellomia. Trascrizione Salvatore Carchiolo   Adattamento e Regia Giovanni Grasso

Al Teatro "Sangiorgi" di Catania

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Giugno 2017 07:45
 
Oggi al via a Catania la settima edizione di "Etna Comics" PDF Stampa E-mail
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Giovedì 01 Giugno 2017 07:13


Rassegne estive



ETNA COMICS 2017

Antonio Mannino

Ospiti di prestigio, mostre e spettacoli fino a domenica 4 giugno

°°°°


Con la migliore Artist Alley d’Italia, le più blasonate case editrici comics e games del panorama nazionale e internazionale, un’Area Movie da fare invidia a chiunque, prestigiose mostre e spettacoli sul Palco sempre più travolgenti, torna oggi Etna Comics, il Festival Internazionale del Fumetto e della Cultura Pop diretto da Antonio Mannino.Sette candeline per una manifestazione che, ripartendo delle oltre 73.000 presenze dello scorso anno, punterà a battere ogni record.

Fino a domenica sarà infatti possibile passeggiare per i padiglioni del complesso fieristico e incontrare o vedere all’opera le più grandi firme del fumetto. Dal grande Giorgio Cavazzano, tra i più celebri disegnatori Disney al mondo, che festeggerà in fiera i cinquant’anni di carriera con una straordinaria esposizione dei suoi capolavori, tavole, sketch e inediti, a big come Giuseppe Camuncoli, Mark Texeira, David Lloyd, Sara Pichelli, David Messina, Mirka Andolfo, Esad Ribic e Giulio Rincione.

Tutti nomi che per gli intenditori sono sinonimo di eccellenza e professionalità. Senza dimenticare Alex Maleev, autore del Manifesto ufficiale di quest’anno, al cui protagonista, una particolarissima rivisitazione del leggendario paladino catanese, Uzeta, Panini Comics ha dedicato la cover variant del n.3210 di Topolino Magazine. Un’accattivante copertina a tiratura limitata disegnata dal maestro Cavazzano, solo per veri collezionisti!

Ad animare l’Area Comics, oltre ai grandi publisher come Panini Comics, Disney, Bonelli, Bao Publishing, Magic Press, Saldapress ed RW Edizioni, che anche quest’anno hanno deciso di puntare sulla kermesse, grandi nomi del calibro di Emiliano Mammucari, Simone Bianchi, Otto Schmidt, Massimo Asaro, Alfredo Castelli, Sio, Don Alemanno, Lorenza Di Sepio e tanti altri. Grande fermento per le tre star dell’Area Movie che si fregerà della presenza di nomi blasonati come quello del celebre maestro del brivido, Dario Argento, di Aldo Baglio del famoso trio “Aldo, Giovanni e Giacomo” e di Marco D’Amore, dal set di Gomorra – La Serie.Sempre più accattivante l’Area Mostre che quest’anno vedrà esposte anche le opere originali di Will Eisner e Frank Miller, con stralci estrapolati dal libro “Conversazione sul fumetto”, celebrando così in pompa magna i cento anni dalla nascita del grande Eisner.Senza dimenticare le mostre permanenti de “Le Ciminiere”, gratuite per chi indosserà il braccialetto di Etna Comics 2017.

Attesissimi come ogni anno gli spettacoli in Area Palco: ad inaugurare la prima delle quattro serate sarà la magia della celebre regina delle sigle animate, Cristina D’Avena, che farà tappa a Catania con “Semplicemente Cristina”. Venerdì 2 giugno, spazio al “Parimpampum Tribute Show Featuring Clara Serina & Douglas Meakin”, tributo della celebre cartoon cover band catanese ai big delle sigle, mentre sabato 3 a salire sul palco saranno i Nanowar of Steel. Domenica 4 gran finale con il coloratissimo Cosplay Contest!

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Giugno 2017 18:29
 
T. l. P. - "Manifesto" con Cate Blanchett apre il Biografilm di Bologna PDF Stampa E-mail
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Sabato 27 Maggio 2017 19:49

 

TREDICI VOLTE BLANCHETT FANNO UN BEL MANIFESTO*


Diretto da Julian Rosefeldt (e tratto da una sua installazione) il film in cui l’attrice recita le dichiarazioni d’intenti

dei movimenti culturali e politici del ‘900 aprirà il 9 giugno il Biografilm Festival di Bologna

 


Nel 2015 il regista e artista tedesco Julian Rosefeldt presentò in Australia una videoinstallazione intitolata Manifesto, della durata di 130 minuti, composta da 13 piccoli film.

L’opera, esposta con successo tra il 2016 e il 2017 all’Hamburger Bahnhof Museum fur Gegenwart di Berlino e al Park Avenue Armony di New York, è poi diventata un lungometraggio di novanta minuti che, dopo un’acclamata prima al Sundance Festival, approderà in Italia in anteprima nazionale al Biografilm Festival di Bologna (dal 9 al 19 giugno) e sarà distribuito in sala il prossimo autunno per I Wonder Pictures.


Interamente girato a Berlino, Manifesto usa tredici personaggi radicalmente diversi, interpretati tutti da Cate Blanchett, per mettere in scena altrettanti monologhi costruiti usando frammenti folgoranti di celebri manifesti politici, artistici e letterari che, da Marx e Engels in avanti, hanno attraversato il Novecento.

Si ascolterà dunque l’attrice spiegare le basi teoriche di dadaismo, futurismo, situazionismo, espressionismo astratto, fino al più recente Dogma 95 capitanato dai registi danesi Lars von Trier e Thomas Vinterberg, alle Rules of Filmmaking di Jim Jarmusch e alla brillante Dichiarazione del Minnesota di Werner Herzog del 1999.


Assistiamo così alla declamazione di un’efficace sequenza di motti dadaisti da parte di una vedova durante un funerale, o al Manifesto bianco di Lucio Fontana urlato da un homeless che si aggira tra i ruderi e nel silenzio di una fabbrica smantellata. L’operazione è affascinante nel suo essere contenitore e contenuto, diversa dal cinema e dall’arte che siamo abituati a vedere, scomponibile in frasi luminose o frame potenti come fotografie, intrigante sia nel formato originario di videoinstallazione che in quello attuale di film.

Brillano nell’epilogo, spiegati da una maestra ai suoi piccoli allievi di una scuola elementare, i “manifesti” del cinema più recente, ovvero Dogma 95, le Golden Rules e la Dichiarazione di Herzog, che scriveva: ci sono strati più profondi di verità nel cinema, e c’è qualcosa come una verità poetica, estatica. E’ misteriosa ed elusiva, e può essere raggiunta solo grazie a invenzione, immaginazione e stilizzazione”-


*Tiziana Lo Porto (Il Venerdì di Repubblica), che ringraziamo

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Maggio 2017 09:59
 
Presentata a Catania la settima edizione di "Etna Comics" (1-4 giugno) PDF Stampa E-mail
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Domenica 28 Maggio 2017 07:00



Rassegne estive





ETNA COMICS

 

Big del fumetto, grandi publisher, Dario Argento e Aldo Baglio tra gli ospiti

 

°°°°

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Maggio 2017 09:53
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Agata MOTTA - Saggistica breve. Divagazioni sui Lehman PDF Stampa E-mail
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Sabato 27 Maggio 2017 16:00

 

Saggistica breve

 

DIVAGAZIONI SUI LEHMAN

Riproponiamo il saggio di Agata Motta in occasione della selezione, avvenuta ieri a Padova nell'Aula Magna G. Galilei di Palazzo Bo, dei cinque libri finalisti della 55^ edizione del Premio Campiello, fra i quali "Qualcosa sui Lehman" di Stefano Massini ha ottenuto il maggior numero di voti.


foto di scena dello spettacolo di Ronconi

A iniziare dall’avventura letteraria di Stefano Massini, dalla quale Ronconi ha desunto la sua ultima regia

°°°°

Il 2008 segna il fallimento della Lehman Brothers, legato alla crisi dei mutui subprime, e avvia l’avventura letteraria di Stefano Massini, multicorde drammaturgo rappresentato con successo anche oltreoceano, che di quella catastrofe ripercorre l’affascinante storia in Qualcosa sui Lehman, edito da Mondadori. Ma come possano eventi prevalentemente economici tradursi con disinvoltura in un vortice seduttivo di calcoli numerici, di azzardi d’impresa, di teorie speculative, di giochi di borsa e quant’altro sia legato all’universo criptico degli esperti in materia è un misterioso prodigio di cui solo l’autore custodisce il segreto. Chi legge il libro può solo limitarsi a fare qualche illazione o meglio abbandonarsi al fluire della narrazione.

Stefano Massini riesce a rendere estremamente intrigante e sinuosa una materia di per sé arida, e vi riesce perché essa si incarna nei personaggi sino a divenire un blocco compatto, un flusso circolare in cui finanza e persone si tengono per mano, in cui i meccanismi legati al successo e all’ossessione del denaro – accumulato, investito, moltiplicato – si fondono con la psiche di ogni membro di questa bizzarra e potentissima famiglia dedita al culto del proprio nome.  E se il lettore potrà sentirsi inizialmente intimidito dallo spessore e dal peso di un tomo di 773 pagine, una volta posato lo sguardo sull’albero genealogico posto in apertura e sulle prime pagine in cui il nero dello scritto sembra galleggiare sul bianco del foglio non può non sentirsi trascinato all’interno della storia.

L’unica sua occupazione sarà a questo punto quella di rosicchiare ampie porzioni di tempo libero e di trovare una posizione comoda per consumare, fagocitare ed incenerire parole che si vorrebbero moltiplicate come il denaro/feticcio oggetto della narrazione. Si danza dunque sui ritmi di una scrittura potente e inebriante (sulla copertina troviamo la definizione di romanzo ballata per necessità di sintesi) che esalta il fluire dei versi – dal bisillabo alla prosa ritmica – che ricorre a dialoghi di impronta teatrale, ad accorgimenti tipografici legati ai colori, alle dimensioni, ai caratteri e ai concetti espressi attraverso di essi, alle percussività anaforiche, alle rime usate come optional eufonici, alla destrutturazione della gabbia sintattica, ai repentini passaggi di testimone delle voci narranti e alla mimesi di tutto quanto uno scrittore possa avere a disposizione per divertirsi con la sua creatura, se libero dagli obblighi legati all’ortodossia dei generi e dalle imposizioni di astratte e coercitive “linee editoriali”.

La grande avventura di una delle più grandi banche americane si anima degli umori e delle astruserie di questa famiglia di ebrei tedeschi sbarcata, tramite il timoroso primogenito di un mercante di bestiame, nell’America dei sogni a buon mercato per raggranellare qualche gruzzolo e poi tornare in patria. Un banale cambio di nome (dall’originario Heyum Lehmann storpiato da un ufficiale del porto in Henry Lehman) diviene quasi un segno premonitore, l’impulso che spinge ad un nuovo inizio lontano dalla natia Rimpar in Germania e dalla figura granitica di un padre autoritario e poco incline alle tenerezze e alle parole superflue.

E si parte per un viaggio acrobatico (la figura di Solomon Paprinskij, l’equilibrista di Wall Street, ne è metafora) di ventisette capitoli - titoli yiddish tradotti e spiegati in un glossario - che sviscera la storia di due secoli, non solo quella strettamente legata alla finanza ma anche quella politica e sociale che sull’economia hanno sempre aveuto le loro ovvie e pesanti ripercussioni. Si passa dunque dalla guerra di secessione alle guerre mondiali, dal maccartismo all’infelice avventura del Vietnam e, parallelamente, dalla seconda alla terza rivoluzione industriale – passando attraverso il cotone, il carbone, il caffè, lo zucchero, il tabacco, le ferrovie, il petrolio, le automobili, gli aerei, i computer - dal consumismo sfrenato alla creazioni dei bisogni indotti. Bisogna sommergere il mondo di prodotti, comprare è l’unico imperativo categorico.

Henry presto è raggiunto dai fratelli. Gli esuli per scelta diventano tre e sono la testa, il braccio e un bulbo di patata: tre caratteri diversi e tre singolari modalità di approccio agli affari e alla vita, tre tempre forti e diversamente malleabili che attraverso il commercio approderanno ai sacri riti del capitalismo. Tutti i Lehman sono stati segnati dalla forte impronta paterna, ma nessuno di loro, divenuto padre a sua volta, rinuncerà a marchiare i propri figli.  Così sarà la volta dei cugini al timone: il taciturno Dreidel, nascosto dalla sempiterna nuvola di fumo; il metodico Philip, intento alla conquista della prima fila dei posti al Tempio come indice dei successi conseguiti; il coniglietto Sigmund trasformato in cinico opportunista; l’inflessibile giudice Irving, il politico Herbert tentato da scrupoli democratici e i tanti altri parenti di sesso maschile che condurranno alle vette eccelse il marchio di famiglia.

Ma è l’immenso e fragilissimo Bobbie (la grande crisi del ’29 gli piomba sulle spalle come un macigno) a far schizzare alle stelle la disposizione empatica del lettore. Inchiodato come Noè, David e Giona ad una volontà superiore, Bobbie è condannato a ricevere la gratitudine dell’umanità intera (la folla, reale o immaginaria, che esclama “Grazie, signor Lehman” è il leitmotiv del narcisismo di famiglia) e a perpetuare l’immortalità di un nome che sarà infine traghettato verso gli inferi da estranei. Alla guida della nave in tempesta saranno infatti altri nocchieri che, come i Lehman delle origini, sono figli di immigrati (greci e ungheresi) in cerca di fortuna.

Nel corso dei decenni cambia la geografia mentale dei personaggi che corrisponde a nuovi luoghi cui appartenere: dalla Baviera all’Alabama, da New York al pendolarismo forsennato dell’ultimo membro della dinastia, mecenate per vocazione e banchiere per dovere, ondivago e incerto come la società che rappresenta, solido e titanico come Vecchio Testamento impone.

E frattanto cambia pure la percezione religiosa: da  ebrei ortodossi rigidamente osservanti, i Lehman, sospinti dal vento del progresso e coartati dalle dure leggi del mercato che non lasciano spazio a sentimenti e tradizioni, indosseranno i panni più consoni di ebrei riformati.

La componente ebraica è fondamentale per lo snodarsi della storia e per le scelte stilistiche dell’autore. Massini attinge a piene mani all’ironia yiddish che affianca la gioia e la tragedia, il trionfo e la catastrofe, quest’ultima sempre incombente nell’attività onirica (anche la neonata psicanalisi fa capolino tra le pagine) in modulazioni peculiari: ogni Lehman possiede i propri traumi e le proprie paure e ognuno li materializze in forme e immagini ricorrenti del tutto personali. E accanto ai sogni alloggiano portentose fantasie di onnipotenza, alcune in assetto cinematografico – la lotta contro King Kong (film realmente finanziato nel ’33 dalla Lehman Brothers) – altre in forma grafica come l’avventura di Superman (il solito Bobby affetto da psicosi patriarcale) costretto ad usare l’energia atomica contro il mostruoso avversario con la svastica sul petto.

Se nella facciata pubblica l’universo Lehman è tutto al maschile (solo gli uomini sono predestinati al comando), nel privato, invece, la scelta delle compagne di vita e delle perpetuatrici di cotanto lignaggio è un affare assai serio e proprio a queste ricerche razionali e ponderate l’autore dedica alcuni dei capitoli più divertenti e irriverenti. Abbiamo la vedova scaltra e la cugina che guida dietro le quinte il marito/bambino, le mogli che si adeguano a ruoli preconfezionati e quelle che rivendicano i loro spazi in quello squarcio di secolo in cui il femminismo concede loro diritti e congrui assegni di mantenimento. Senza dimenticare le lunghe gallerie delle ipotetiche fidanzate, passate al setaccio del gradimento e della ragione come il bestiame del tedesco antenato, fanciulle che spesso saranno strumenti di fruttuose alleanze tra colossi della finanza ebrea.

Sembra quasi che autori quali Israel Singer e Woody Allen  sorridano sornioni dentro le pagine più lievi di Massini, lumachine intente ad intridere di caustica bava le amare ferite del quotidiano esistere e ad agitare festose le antenne al risuonar dei dobloni. L’umorismo regna sovrano, smussa gli spigoli, abbassa e solleva la materia, la sostanzia per donarle paradossalmente la giusta solennità.

I conti alla fine tornano per tutti: per l’autore, che con evidenza si compiace della sua perizia tecnica e dell’architettura poderosa che ha innalzato per i suoi straordinari personaggi, e per il lettore, che emerge a riprendere fiato dopo un’apnea libidinosa che si vorrebbe ulteriormente prolungare.

E per chi volesse ancora bagnarsi nelle stesse acque, lo spettacolo teatrale Lehman Trilogy - ultima regia di Luca Ronconi (a lui il libro è dedicato) e prossima di Sam Mendes a Londra - costituisce di certo l’occasione più propizia.

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Maggio 2017 10:12
 
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