Anno XI, 22 | 09 | 2017
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Il nostro è un giornale telematico di spettacolo, culture e riflessione socio-politica, meglio conosciuto con il suo passato indirizzo di inscenaonline.com o scenarionline.com. Sostituito a causa di ripetuti attacchi di hackers, denunciati senza ancora esito alle competenti autorità giudiziarie.

La testata, nella sua precedente edizione, venne fondata nel 2005 da Nuccio Messina e Angelo Pizzuto per iniziativa del mensile PrimaFila, il sostegno dell'Accademia Nazionale di Danza  e il contributo delle edizioni Città del Sole. Successivamente (2010), per scissione del gruppo fondatore, ha rinunciato ad alcune connotazioni editoriali, comunque di prestigio, legate alle passate gestioni.

Dal mese di settembre 2012 ci si  avvale del prezioso contributo di CinemaSessanta, storica rivista fondata da Mino Argentieri. L'archivio storico delle trascorse edizioni è in possesso della direzione, in attesa che venga trasferito (leggibile oltre la cripticità elettronica) nelle nuove pagine.

 

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C.U.* - Cannes 2017, "D'après une histoire vraie" di Polanski PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Sabato 27 Maggio 2017 15:48

 

Cannes, 'D'après une histoire vraie', è il giorno di Roman Polanski:

"Il thriller è il mio terreno"

 

Fuori concorso, ispirato al romanzo di Delphine de Vigan, vede come protagoniste Emmanuelle Seigner ed Eva Green: "Al giorno d'oggi qualsiasi cosa può essere manipolata o falsificata, la formula 'tratto da una storia vera' non ha più alcun significato"

“Non possiamo più contare su un concetto certo di realtà, oggi che qualsiasi fotografia può essere manipolata, che scopriamo che le informazioni avute ieri oggi risultano false, la formula 'tratto da una storia vera' non ha più alcun significato”. Alla fine di una conferenza stampa piuttosto vivace, in cui si è parlato principalmente di cinema e letteratura, nessun riferimento alle sue questioni processuali, il regista premio Oscar Roman Polanski (83 anni) svela il senso profondo del film D'après une histoire vraie dal romanzo di Delphine de Vigan, fuori concorso.


Un thriller psicologico ambientato nel mondo letterario con protagoniste Emmanuelle Seigner nei panni di una scrittrice di successo alle prese con un nuovo romanzo che fa fatica a scrivere e Eva Green in quelli di una ghost writer, sua grande ammiratrice che si insinua nella sua vita per convincerla a scrivere un libro ancor più intimo del precedente, più personale. È stata Emmanuelle Seigner ad aver letto per prima il romanzo e aver pensato potesse essere nelle corde del marito: “Leggendolo ho pensato ai primi film di Roman, L’inquilino del terzo piano, Repulsione, gli ho regalato il libro e infatti gli è piaciuto”.

[…]

Fuori dallo schermo le due attrici tornano ai loro colori naturali Eva Green nero corvino e Emmanuelle Seigner bionda mentre nel film piano, piano diventano una lo specchio dell’altra, stesso pettinatura, stesso trucco. Per Eva Green, sprofondata in questo ruolo di dark lady, si tratta del primo film girato nella sua lingua materna. “Lavorare con Roman Polanski, tra i più grande registi del pianeta, è stato esaltante. E poi ero attratta dal personaggio di Elle, mi è piaciuta l’estraneità alla realtà del personaggio. Per tutto il film ci si interroga se lei esiste o non esiste, se si tratta di un fantasma. La sfida era dare carne a questo ruolo un po’ lunatico e pericoloso”.


Polanski ha scelto di adattare il romanzo con l’aiuto di Olivier Assayas, nel modo più fedele possibile “da ragazzino tante volte sono rimasto deluso dai film tratti dai miei libri preferiti”, interessato alla dimensione del thriller “che è un po’ il mio terreno” e “all’opposizione tra i personaggi che per la prima volta nel mio cinema erano due donne”. Quest’ossessiva ricerca di storie ispirate alla vita reale raccontata nel film secondo Polanski è un po’ una malattia dei nostri tempi. “La ragione di questo risiede nel bombardamento elettronico che viviamo, circondati da troppe immagini cui noi ci appoggiamo in cerca di verità.  Ma è tutta un’illusione dal momento che la realtà ormai si può manipolare. Oggi puoi cambiare il destino di una nazione con un semplice gesto che viene amplificato milioni di volte, diffuso in tutto il globo”. Ed è chiaro il riferimento ai social media quando categorico dice: “Non ho Facebook, me ne tengo alla larga”.

Infine il regista, una vita consacrata al grande schermo, dà la sua opinione sulla fase che il cinema sta vivendo: “Qual è la tendenza attuale tra televisione, serie e grandi operatori sul mercato è un’analisi che va al di là delle mie capacità. Però io non credo che esista una vera e propria minaccia per il cinema; sono convinto che le persone vadano in sala non per una miglior proiezione o un miglior suono ma per partecipare ad un’esperienza collettiva come è stato il teatro greco, i giochi dell’epoca romana. Quando sono stati inventati i walkman qualcuno ha detto: nessuno andrà più ai concerti ma non è accaduto. Il pubblico vuole vedere i film circondati da altre persone, non è certo la stessa cosa vedersi il film Borat a casa propria o in una sala affollata che ride”.

*Chiara Ugolini (www.repubblica.it)


Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Maggio 2017 11:22
 
Angelo PIZZUTO- Tra i vivi e morti ("Washington Square", regia di G. Sepe, Teatro La Comunità, Roma) PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Lunedì 22 Maggio 2017 19:28

 

Il mestiere del critico

 


TRA I VIVI E I MORTI

https://www.facebook.com/teatro.lacomunita

"Washington Square" da James, regia di Giancarlo Sepe, al Teatro La Comunità di Roma

°°°°

Quando Memè Perlini morì fu basilare scrivere che nessun regista italiano sapeva “scolpire la luce” come lui. Adesso che Giancarlo Sepe torna alle origini del suo “cantinato” romano sempre a rischio sfratto (Trastevere,Teatro della Comunità) riaffluisce ciò di cui, in tante occasioni, avevamo testimoniato e scritto. Ovvero che il regista casertano fu uno dei “campioni” della ricerca scenica  anni settanta (su scala almeno europea) capace di destrutturare la “materia dei sogni” e della  “vicenda drammaturgica” attraverso mosaici di  schegge, fotogrammi, apparizioni (ed epifanie d’immagini) folgoranti, fulminee, mordi e fuggi.

Come dire:  tanto addestramento di attori e fantasia per pochi secondi di affreschi scenici ove la presenza umana si “confondeva” (per raffinata osmosi) con la traccia figurativa.  Perfezionismo? Forse si, ma non pedanteria, semmai amore e rispetto del dettaglio, del particolare, del clima d’epoca, secondo la riconosciuta lezione di Visconti, Ivory, Sirk e di tutto un repertorio di cultura cinematografica antecedente – nel caso di Sepe- lo studio, la passione, il raziocinio per il teatro.

Qualità che appaiono ricomporsi ed esaltarsi nella messinscena cesellata e certosina di “Washington Sqaure”, ispirato al romanzo di Herny James di cui già esisteva una datata (a noi sconosciuta) edizione scenica (statunitense), curata da Ruth e Augustus Goetz, donde-nel 1949- un dimenticato film di William Wyler, fortemente centrato sulla sobrietà sagace ed intensa dell’ambientazione (New York, metà ‘800) e sulla rilevante prova attorale di Montgomery Clift, Ralph Richardson ed Olivia de Havilland (Oscar 1949 per questa sua interpretazione).

Sui binari (sorvegliatissimi) di un dagherrotipo storico-evocativo “dotato di implicazioni psicanalitiche e proto femministe” (note di regia), lo spettacolo (con formidabile, esauriente sintesi espositiva: appena 70 minuti di durata)  ripercorre quella che Sepe  considera    “la dolorosa storia, fra le tante, di una congiura sociale contro la libertà dell’individuo”.  Annotando- noi - che più del “j’accuse” epocale, maschilista e quant’altro, ciò che brilla- alla massima gradazione dello “stilb” - è la combinazione estetico-figurativa di ambientazione, costumi, trucchi “di volto e di anima” assegnanti a personaggi e vicissitudini la valenza di “mera struttura narrativa” -non dissimile dalle percettività “mesmeriche”  dell’Henry James romantico e  supremo manierista. Assecondante gli umani referti di una bioenergia spiritico\trascendente ascrivibile  ai magnetismi animali  di cui    Paracelso fu lo studioso precursore.

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La sinossi: nella metropoli statunitense d’epoca vittoriana (angusta, ipocrita, formalista) Catherine Sloper è una giovinetta scialba e di buona famiglia che ambirebbe  maritare il bel giovanotto Morris Townsend, noto dissipatore e cacciatore di dote. Ovvio che il di lei padre,  il ricco dottor Austin Sloper,  si opponga -e si oppone- con tutte sue  forze di anaffettivo- pragmatico (tendente alla grandeur dell'enfasi).  Cui si abbinano le angherie matriarcali di una iperprotettiva zia zitella- rafforzate  di minacce, espiazioni, tormenti- non dissimili, poniamo, dai patimenti lorchiani di “Donna Rosita nubile” e dalle epiche ostinazioni della memorabile “AdeleH” .  Tutto a “peggior memoria”   di una società  grettamente spietata, nei riti e nei convivi  di una classe dirigente “prigioniera di regole e convenzioni, incapace di ipotizzare un futuro  ‘non consono’ ai ranghi per i suoi giovani”. Eretta, come nel caso dell’eponima piazza simbolo di prestigio yankee (lo ricorda anche Stephen King), sulle macabre, asfaltate latomie di un’immensa fossa comune risalente alla Guerra di Secessione.

Palese e legittimo che l’allestimento  si ponga (propositivo e senza nostalgie) in stretta continuità con la stagione più creativa e vivace della biografia artistica di Sepe:   gli anni Settanta e Ottanta, spettacoli come Accademia Ackermann, Zio Vania, Vienna, Lumière Cinematographique, La scoperta di Troia, Cardio Gay, Cine H, liddove  il potenziale di pathos, emozionalità, energia scenica  transustanziava (come ancora avviene) in ‘concertato’ di cori, recitazione, mimica, danze e quadriglie,  in ipnotica  immersione nel cuore di un ‘800 periferico ed autoctono (come fu  per The dubliners da Joyce,  che precede di tre anni questo incontro  James). Nove attori sulla scena assecondano, con professionale duttilità e diligenza, l’ humus, le rimembranze, i ‘soprassalti’  (di variegata teatralità) del regista, ancora contigui  ai più bei “fantasmi”  della sua selettiva cinefilia.

E nella costante dimensione da "vivi e morti” (E. A. Poe) che trasuda di case Usher con tracce di disfacimento che erbacee ramificazioni insinuano tra la solennità di porte e mobilio color mogano, su carte da parati di cupa ricamatura. Verso punti di fuga gotico-melodrammatici,  esemplati dalla sensazione (dalle frequenti cesure di luce) che l’intera rappresentazione  sia imbastita come dinanzi ad una cinepresa immobile, pionieristica. Quando i tomi della narrativa e del teatro naturalista venivano “spiegati al volgo” per quadri di svenevole, maliarda, burattinesca possanza.

 

*Ps. Con eccentrica coerenza alla sua ‘full immersion’, “Washington Square” è recitato in inglese basico e comprensibile (da chi lo conosce). Resta da decidere, in occasione della prossima tournée invernale, se offrire allo spettatore l’opportunità (in cuffia o sottotitoli) della traduzione simultanea.

°°°°



WASHINGTON SQUARE

da Henry James   Uno spettacolo di Giancarlo Sepe
con Pino Tufillaro, Federica Stefanelli, Guido Targetti, Pietro Pace, Sonia Bertin, Emanuela Panatta, Marco Imparato, Adele Tirante, Silvia Maino

Una Produzione Compagnia Umberto Orsini – Teatro La Comunità

Musiche a cura di Davide Mastrogiovanni
Disegno Luci Guido Pizzuti
Scene e Costumi Carlo de Marino
Scenografo collaboratore Flaviano Barbarisi
Assistente Scenografo Anna Seno    Teatro La comunità, Roma dal 30 marzo prorogato al 25 maggio (in tournée nazionale dal prossimo novembre)

Ultimo aggiornamento Martedì 23 Maggio 2017 18:41
 
F. la M. - "Salomè" di Richard Strauss al Teatro Massimo Bellini di Catania PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Giovedì 25 Maggio 2017 08:03

 

Teatro Massimo Bellini di Catania

 

 

DI SCENA "SALOME'" DI STRAUSS

Tu non mi ami,  io ...ti decapito

°°°°

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Maggio 2017 17:16
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Franco LA MAGNA - Vincenzo Bellini al G7 di Taormina, una dimenticanza imperdonabile PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Venerdì 26 Maggio 2017 19:35

 

Povero Vincenzo, trascurato perfino in casa propria...


 

Ultimo aggiornamento Sabato 27 Maggio 2017 15:56
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Etna Comics- In arrivo a Catania illustri ospiti PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Mercoledì 24 Maggio 2017 11:03

 

Segnalazioni

 

 

ETNA COMICS

L’arte di decorare il corpo con Lucia Pittalis, Matteo Arfanotti e Alex Hansen


L’arte di decorare il corpo è un’usanza tanto antica quanto attuale, tornata prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni e in continua evoluzione, capace di affascinare per la sua breve ma intensa durata; che può essere ammirata dal vivo nella sua splendida bellezza solo nel luogo e nel momento in cui viene realizzata, scomparendo in un attimo, quasi un battito di ciglia, con un colpo di spugna. Una forma d’arte che non poteva non trovare spazio all’interno di Etna Comics, che nei giorni 2 e 4 giugno ospiterà la quarta edizione del Contest di Body Painting del Mediterraneo. Una kermesse organizzata dall’associazione Sfumature d’Arte, aperta a tutti, professionisti o principianti. Il concorso, dal tema “Mondi e personaggi fantastici”, si articolerà in due giornate.Venerdì  2 giugno sarà di scena il contest di body painting che metterà in palio, per il primo classificato, un premio di 1.000 euro e l’iscrizione gratuita all’Italian Body Painting Festival 2017, mentre domenica 4 giugno sarà la volta del contest di face painting. Ad impreziosire la quarta edizione del “Contest di Body Painting del Mediterraneo” la donna dai mille volti, Lucia Pittalis, il campione del mondo di body e face painting, Matteo Arfanotti, e il pluricampione del mondo airbrush, Alex Hansen.

Il programma del Contest di Body Painting del Mediterraneo:

Programma

1 giugno – workshop di body painting con il campione del mondo Matteo Arfanotti; 2 giugno – contest di body painting (durata: 7 ore);3 giugno – workshop di face painting (trasformazione) con la make-up artist Lucia Pittalis; 4 giugno – workshop  di copricapi e accessori, con il pluricampione mondiale airbrush, Alex Hansen + contest di face painting (durata: 2 ore)

Giuria

Matteo Arfanotti, campione mondiale di body e face painting (Fosdinovo MC); Enrico Bianchini, organizzatore dell’Italian Body Painting Festival (Verona); Lucia Pittalis, make up artist di fama internazionale (Roma); Zaira D’Urso, critico d’arte (Catania)

Organizzatori

Stella Simone, body painter, tatuatore, artista (ass. Sfumature d’Arte) Catania; Giovanna Patanè, artista,body painter (ass. Sfumature d’Arte) Catania; Andrea Peria, fotografo e grafico (ass. Caminante) Piacenza

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Maggio 2017 18:04
 
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Redazione affari sociali

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