Anno XI, 22 | 09 | 2017
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La testata, nella sua precedente edizione, venne fondata nel 2005 da Nuccio Messina e Angelo Pizzuto per iniziativa del mensile PrimaFila, il sostegno dell'Accademia Nazionale di Danza  e il contributo delle edizioni Città del Sole. Successivamente (2010), per scissione del gruppo fondatore, ha rinunciato ad alcune connotazioni editoriali, comunque di prestigio, legate alle passate gestioni.

Dal mese di settembre 2012 ci si  avvale del prezioso contributo di CinemaSessanta, storica rivista fondata da Mino Argentieri. L'archivio storico delle trascorse edizioni è in possesso della direzione, in attesa che venga trasferito (leggibile oltre la cripticità elettronica) nelle nuove pagine.

 

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La stagione estiva del Teatro Antico di Catania PDF Stampa E-mail
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Martedì 16 Maggio 2017 06:04

 

Rassegne

 

 

NOTTI D ESTATE

Catania - Teatro Romano 04.jpg

Al Teatro Antico di Catania

°°°°

Un cartellone di ampio respiro per esaltare una skené millenaria, in cui gli stratificati ruderi greco romani si sovrappongono. “Notti d’estate al Teatro Antico di Catania” è la nuova stagione en plein air che invita il pubblico a percorrere i sinuosi ambulacri e prendere posto nell’accogliente cavea riallestita in sicurezza, mentre la luce lunare si specchia nell’acqua argentea che circonda l’orchestra. Il sito, ambìta meta dei visitatori di tutto il mondo, è pronto – come mai prima d’ora – a farsi scenario di una programmazione di musica e prosa che non teme il confronto con le stagioni dei teatri classici più gettonati, non solo per la valenza archeologica ma altresì per qualità e quantità degli spettacoli.

Catania come Siracusa, come Taormina, offrirà sera dopo sera agli spettatori le gradinate di pietra lavica strappate al degrado dei secoli, nel cuore del centro storico barocco. La struttura adagiata sul colle Montevergine torna così a farsi teatro per la stagione che s’inaugurerà l’8 giugno con l’avvio del tour estivo di Carmen Consoli e si protrarrà per ben tre mesi fino a settembre. Per presentarla al pubblico e alla stampa sono intervenuti alla conferenza stampa: Anthony Barbagallo, assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo; Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente del Cda del Teatro Massimo Bellini; Orazio Licandro, assessore ai Saperi e alla Bellezza condivisa del Comune di Catania; Roberto Grossi, sovrintendente del Teatro Massimo Bellini, con il direttore artistico Francesco Nicolosi; Maria Costanza Lentini, direttrice del Polo Regionale di Catania per i Siti; Ninni Panzera, segretario generale di Taormina Arte. Una nutrita presenza istituzionale per un traguardo che nasce da un progetto condiviso.

Le "Notti d’estate al Teatro Antico" sono infatti promosse nell’ambito della seconda edizione del circuito “Anfiteatro Sicilia”, varato con grande successo lo scorso anno in tandem dall’Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo e da quello ai Beni Culturali e alla Identità Siciliana per mettere in rete i teatri di pietra. La novità del 2017 è proprio la valorizzazione del Teatro Antico di Catania, realizzata con la collaborazione del Comune.

Il coordinamento artistico, gestionale ed organizzativo è stato affidato al Teatro Massimo Bellini che ha avviato un’iniziativa per molti aspetti sperimentale. È infatti la prima volta che in Italia viene data concreta attuazione alla normativa per la valorizzazione delle aree archeologiche contenuta nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, decreto legislativo del 2004. Un impegno che il Bellini sta onorando in sinergia con Taormina Arte, il Teatro Stabile di Catania ed altre importanti realtà teatrali e musicali del territorio.

 

Il cartellone

 

E veniamo ai dettagli del programma, frutto di prestigiosi contributi. L’offerta del Teatro Massimo Bellini parte dai tre megaconcerti di Carmen Consoli, la cantantessa che si esibirà con i solisti del Bellini (8, 9 e 10 giugno). Seguiranno due concerti sinfonici dedicati alle musiche da film che vedranno protagonista l’Orchestra del Massimo catanese: American Movies Tribute (2 luglio), omaggio alle colonne sonore delle pellicole hollywoodiane, direttore Carmen Failla, e Rapsodia satanica (9 luglio), una serata incentrata sulla proiezione dell’omonimo film muto di Nino Oxilla del 1917 e l’esecuzione dal vivo della colonna scritta da Pietro Mascagni; dirige Marcello Panni. Per la grande lirica arriva il sontuoso allestimento della pucciniana Tosca (28, 30 luglio, 1 agosto), direttore Valerio Galli, regia Renzo Giaccheri, con Elena Rossi (Tosca), Enrique Ferrer (Mario Cavaradossi), Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini.

Altrettanto corposo l’apporto di Taormina Arte con produzioni quasi tutte in esclusiva. Un nutrito blocco è dedicato alla prosa. Amleto figlio di Amleto (21 luglio), regia di Andrea Elodie Moretti, è una versione del capolavoro shakespeariano che trae origine da scambi creativi con gli attori delle parigine Bouffes du Nord e segue il filo narrativo della rilettura di Peter Brook. Il sogno di un uomo ridicolo (5 agosto) di Fëdor Dostoevskij rinnova lo storico connubio di Gabriele Lavia con Taormina Arte, intenso proprio come questa potente opera capace di scuotere anche gli animi più indifferenti poiché è proprio contro l’indifferenza che si batte. Dall’Inferno…all’Infinito (12 agosto), è scritto e diretto da Monica Guerritore: un viaggio letterario nell'animo umano compiuto attraverso le parole di grandi autori, che si sono interrogati sul senso dell'esistenza. Serata d'onore (20 agosto) è un recital di Michele Placido che vuole essere un dialogo tra artista e spettatori, attraverso poesie e monologhi di autori immortali.

TaoArte propone anche interessanti appuntamenti musicali, come l’Orchestra a Plettro Città di Taormina (4 agosto), fiore all’occhiello della Perla dello Jonio, diretta da Antonino Pillitteri. Composta da mandolini, mandole, mandoloncelli, chitarre e contrabbassi, affronterà musiche di Mascagni, Gioviale, Falbo, Gulotta. Storie di mare (11 agosto) vedrà sul palco l’Orchestra a Fiati del Conservatorio “Corelli” di Messina, direttore Lorenzo Della Fonte, che ha scelto di raccontare il mare attraverso un programma vasto e sofisticato che spazia da Verdi a Rimskij-Korsakov, da Sousa a Williams.

Dopo la pausa di Ferragosto si esibirà Gilda Buttà (17 agosto), la pianista prediletta di Ennio Morricone, che eseguirà brani di Gershwin e dello stesso Morricone, di cui ha inciso la colonna sonora del film La leggenda del pianista sull’oceano e altri capolavori, come Canone inverso, Love affair, Gli intoccabili. Palermo Classica Symphony Orchestra (18 agosto) si presenta con Francisco Maestre sul podio e Sofia Vasheruk, pianista solista per il celeberrimo e impervio Secondo concerto di Rachmaninov. Suggestioni al chiaro di Luna (24 agosto) è il recital del pianista Mario Galeani, il cui titolo richiama la celeberrima sonata di Beethoven, in programma accanto ai Notturni di Chopin e a pagine ultraromantiche di ascendenza lisztiana e wagneriana.

Non poteva mancare un’incursione nella musica jazz affidata alla sapienza e creatività del Brass Group (22 luglio). Di rilievo è altresì la sezione specifica del cartellone intitolata “La commedia antica”, genere che trova ovviamente nei teatri di pietra lo spazio ideale delle origini. Tra i testi prescelti: Dyskolos di Menandro (dal 23 al 25 giugno) con Tuccio Musumeci, una coproduzione Teatro Stabile di Catania e Teatro della Città; Casina di Plauto (dal 14 al 16 luglio) con Giuseppe Pambieri e la figlia Micol, prodotta ancora dal Teatro della Città per la regia di Giuseppe Argirò; Il Ciclope (10 agosto), una produzione Teatro dei due Mari, che propone il dramma satiresco di Euripide nella traduzione e nell’adattamento di Filippo Amoroso, con Edoardo Siravo nel ruolo del titolo e la regia Angelo Campolo. L’estate a Catania non è mai stata così ricca e variegata di spettacoli.

Info: www.teatromassimobellini.it – Seguici su Facebook.

Ufficio stampa: Caterina Rita Andò – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Martedì 16 Maggio 2017 18:01
 
Franco LA MAGNA- In bocca al lupo! Viva il lupo! ("La vera storia di Cappuccetto Rosso". Al Piccolo di Catania) PDF Stampa E-mail
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Lunedì 19 Dicembre 2016 10:21

 

Lo spettatore accorto

 



IN BOCCA AL LUPO! VIVA IL LUPO!



"La vera storia di Cappuccetto Rosso", regia di Gianni Salvo -Piccolo Teatro di Catania

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Riproposta  dal “Piccolo Teatro della Città” di Catania in una delle tante varianti (quella dell’inglese Lewis Carroll, celeberrimo e chiacchierato autore di “Alice nel paese delle meraviglie”), “La vera storia di Cappuccetto Rosso”, rielaborata da Domenico Carboni per la regia di Gianni Salvo (che cura amorevolmente tutte le regie delle rappresentazioni dedicate ai piccoli, oltre ad altre due della stagione 2016-2017), ribalta le ormai classiche versioni di Perrault e dei fratelli Grimm in una visione pedagogica e “buonista” a favore del bistrattato lupo cattivo, assolvendolo alla fine dall’accusa infamante d’aver divorato la povera nonnetta di Cappuccetto Rosso.

Oggetto d’ardite analisi psicanalitiche e metafore d’ogni specie, qui la fiaba della bimba dalla mantella rosso fuoco (che inventa, durante l’attraversamento del bosco, incontri con personaggi d’altre favole) chiude affidando alla giuria popolare dei piccoli spettatori il giudizio finale, chiamando a testimoniare i due protagonisti principali della storia: la stessa Cappuccetto Rosso e il Lupo. Vergata la condanna emessa dalla giuria (inevitabilmente a favore della piccola, per quanto non siano mancati i voti a favore del lupo), l’improvvisa ricomparsa della nonna scagiona definitivamente il lupo da ogni colpa, ingozzatosi soltanto svuotando il frigorifero dell’amica-nonna.

L’operazione di riabilitazione del quadrupede carnivoro (che non perde occasione di ricordare che anche gli esseri umani lo sono) si completa spiegando ancora ai piccoli spettatori il detto “In bocca al lupo”, al quale invece di rispondere “Crepi il lupo!” (perché il lupo afferra i piccoli con la bocca per riportarli al sicuro nella tana), si dovrebbe correttamente rispondere “Viva il lupo!”.

Sconvolgendo intelligentemente consolidati luoghi comuni e abituando i piccoli allo spettacolo teatrale, “Il Piccolo Teatro della Città” prosegue e consolida così (con opportuni strumenti didattici) una tradizione che fa della città etnea, nonostante gravi vicissitudini, il polo guida dello spettacolo teatrale in Sicilia. Briosa e coinvolgente la regia di Salvo.

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"La vera storia di Cappuccetto rosso" rielaborazione Domenico Carboni da Lewis Carrol

Interpreti: Alberto Nicola Orofino, Carmen Panarello, Davide Sbrogiò, Maria Rita Sgarlato; musiche di Pietro Cavalieri.

Regia di Gianni Salvo

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Aprile 2017 13:33
 
Anna DI MAURO- Due sorelle, un catafalco ("La casa della nonna" di N. Romeo. Teatro Ambasciatori, Catania) PDF Stampa E-mail
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Domenica 04 Dicembre 2016 11:14

 

Lo spettatore accorto

 

 

DUE SORELLE, UN CATAFALCO

La casa della nonna 2016

"La casa della nonna" di Nino Romeo di scena al Teatro Ambasciatori di Catania

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Scomodo, poetico, irridente, inesorabile, si snoda il dialogo a due voci femminili, con un intercalare maschile dai tratti cupi e quasi esilaranti. Scandito in quadri dall'intramontabile musica dei Beatles, ritorna a Catania “ La casa della nonna” di Nino Romeo, inossidabile pièce dai contorni al vetriolo, sul filo di una poetica ironia, cifra con cui Romeo firma tutti i suoi lavori con uno stile inconfondibile che urta seducendo e impone il silenzio.

Questo è teatro puro. Commedia familiare dai contorni vagamente mediterranei, con un guizzo di metropolitano che fa pensare all'atmosfera dei quadri di Hopper, disegnata dalle luci e dalla scena essenziale, l'operafa parte di una trilogia familiare, con Nubendi e Sorelle per legge. L'indagine sui rapporti familiari tra luci ed ombre, dramma e farsa, rimane uno dei temi privilegiati dal nostro autore, assurgendo a metafora dell'esistenza, dove Bene e Male convivono intrecciati e indistinguibili, aprendo la strada ad inquietudini e domande senza risposta.

Commedia di corpi e di destini divergenti scolpiti dal senso tragicomico della vita. Speculari e divergenti, le vite delle due protagoniste si aprono davanti alla morte rivelando sorprendenti retroscena. Alcove segrete, malattie, amori, aborti, sogni, fallimenti, verità nascoste.Due sorelle e una bara. Dentro la nonna. Un triangolo. Loro non si guardano. Siedono impettite davanti al feretro, affiorato lentamente dal buio del fondo, una a destra, l'altra a sinistra. Parlano, dettagli senza sconti, di escrementi, di piedi, di coiti della nonna su una sedia a rotelle dell'amante, di piaghe dell'anima rancorose e purulente, senza mai scadere nell'ovvio e nel volgare.

L'eleganza dell'interpretazione si fa contrasto e contraltare alla forza impietosa delle parole.Il linguaggio scabro inizialmente feconda conflitti e lacerazioni, tra ricordi, gelosie, rivendicazioni.L'intervento della figura maschile, lo stesso attore per i ruoli del becchino, del prete, del direttore di banca, del Sindaco, del Consigliere, tutti imparentati e identici tra loro, introduce l'elemento estraneo, disturbante fino alla sottrazione della casa alle due donne impoverite, ma finalmente ritrovate nell'affetto e nella condivisione di un destino ora comune, in un anomalo lieto fine.

Solide e asciutte nella forza interpretativa, inizialmente in evidente contrasto per poi avvicinarsi gradualmente fino ad attestarsi su una stessa nota, la Maniscalco e la Scaffidi si misurano superbamente con un testo che offre una gamma ricca e variegata di registri. Nicola Costa nei vari ruoli si fa carico efficacemente di un sapiente filo conduttore: una tagliente crudeltà travestita da efficientismo. I soliti avvoltoi in un'insolita veste: Sono tutti uguali. Particolare d'autore che esalta ed esaspera con feroce umorismo la banalità del male.

Si può essere felici senza certezze. Si può ritrovare l'amore sepolto dagli equivoci, dal non detto. Si può diventare “familiari” in una famiglia alienata. Si può. Porta spalancata al cambiamento possibile. L'unica certezza è che il teatro di Romeo non finirà mai di far riflettere, di destabilizzare, di stupire.

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"La casa della nonna"

Testo di Nino Romeo  Produzione Gruppo Iarba / Gria teatro   Regia e luci : Nino Romeo  Scene e costumi: Umberto Naso  Con: Graziana Maniscalco- Gianna Paola Scaffidi- Nicola Costa.

Ultimo aggiornamento Domenica 04 Dicembre 2016 18:41
 
Franco LA MAGNA- Pirandello rivisitato. Centomila, Uno, Nessuno (G. Pambieri al Piccolo Teatro della Città di Catania) PDF Stampa E-mail
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Lunedì 05 Dicembre 2016 14:20

 

Lo spettatore accorto

 

 

CENTOMILA, UNO, NESSUNO

La curiosa vicenda umana di Pirandello- Giuseppe Pambieri (nella foto) al Piccolo Teatro di Catania

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Avviato speditamente verso la fine, il 2016 non sarà certo ricordato in Italia come l’anno dell’80° della morte di Luigi Pirandello, schiacciato dall’incredibile, martellante, ossessiva, campagna mediatica lanciata per l’ingombrante referendum costituzionale voluto (e perso) dall’ex primo ministro Matteo Renzi. Sic transit gloria mundi. Non sono tuttavia mancate nell’intera penisola le proposte teatrali tratte o ispirate dall’imponente corpus letterario lasciato dal grande drammaturgo agrigentino, Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Anche il Piccolo Teatro della Città di Catania in omaggio alla ricorrenza ha proposto, nei giorni scorsi in due repliche, “La curiosa storia di Luigi Pirandello”, monologo scritto e diretto da Giuseppe Argirò, letto e recitato da un effervescente Giuseppe Pambieri

Con un ncipit  forse non esente da retorica ma pur sempre efficace (“… io dunque sono figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché sono nato in una nostra campagna, che trovasi presso un intricato bosco, denominato Càvusu dagli abitanti di Girgenti: corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kàos)  “Centomila, Uno, Nessuno” di Argirò, riprende - mescolando con efficacia drammaturgica in un mélange intrigante e coinvolgente - tranche de vie, brani noti e meno noti delle opere dell’Agrigentino, percorrendone a balzelloni la “curiosa” esperienza esistenziale.

Illuminazioni,  dall’infanzia ai difficili rapporti con in genitori, in particolare con il padre (ex garibaldino) e la serva-governante (dalla quale ascolta stupito e terrorizzato racconti intramati dì ectoplasmi e streghe), alle lunghe peregrinazioni durante gli studi (da Palermo, a Roma, fino a Bonn, dove conobbe e s’innamorò d’una ragazza tedesca con la quale visse per qualche tempo), fino al matrimonio d’interesse con Antonietta Portulano, affetta da una gelosia paranoica che finirà per condurla in un ospedale psichiatrico, al crollo finanziario a causa dell’allagamento della miniera di zolfo del padre, all’ “innamoramento” per l’attrice Marta Abba, che diventerà la sua musa teatrale.

Molto poco spazio o quasi nulla dedica il lungo monologo di Argirò al successo planetario dell’opera di Pirandello, ai suoi intensi (e come sempre insoddisfacenti) rapporti con il cinema e soprattutto alla dichiarata e contorta adesione al fascismo (per quanto tormentati sarebbero stati fino alla fine i rapporti con il regime e Mussolini), giungendo infine quasi d’improvviso alla morte (1936): «Carro d'infima classe, quello dei poveri. Nudo. E nessuno m'accompagni, né parenti né amici. Il carro, il cavallo, il cocchiere e basta. Bruciatemi»

Scommessa vinta quella del monologo (sempre a rischio di tediosità), retto dall’istrionica performance di Giuseppe Pambieri, che modula repentini passaggi di registri recitativi, muovendosi sul palcoscenico con la studiata nonchalance di consumato attore teatrale (indimenticabile l’interpretazione televisiva del 1972 di “Sorelle Materassi”, che lo fece conoscere al grosso pubblico), ormai padrone della scena.

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"Centomila, Uno, Nessuno", scritto e diretto da Giuseppe Argirò

Con Giuseppe Pambieri; videoproiezioni Claudio Amendola, Sara Angelucci; aiuto regista Stefania Chessa; luci e fonica Simone Raimondo

Ultimo aggiornamento Lunedì 05 Dicembre 2016 18:40
 
Teatro del Canovaccio, Catania-"Insolita Solidificazione" novità assoluta di Franco La Magna PDF Stampa E-mail
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Domenica 04 Dicembre 2016 09:53

 

Cartellone

 

INSOLITA SOLIDIFICAZIONE

Dall’8 all’11 dicembre al Teatro Del Canovaccio di Catania andrà in scena una novità assoluta, una  tragicommedia assurdo-grottesca di Franco La Magna.

Pubblichiamo  le note di regia di Anna Di Mauro.

La tragicommedia “Insolita solidificazione” si è scelto di articolarla su due opposti binomi per  l'intera  struttura drammaturgica: Eros/Thanatos. Realtà/Finzione. Sull'onda di una persistente chiave ironico-grottesca, i quattro visionari e inconsapevoli personaggi della storia,  prigionieri della Caverna di platonica memoria, si  fiancheggiano, sgangherati cavalieri dell'Apocalisse del terzo millennio, in contrapposizione, in tandem, in sinergia. Portatori e protagonisti di una catastrofe annunciata dalla voce fuori campo di un misterioso personaggio, continuano a trascinare  le loro insensate vite, povere di affetti, intrise di falsi valori, di fumose ambizioni, ironicamente velate di sfumature sessuomani e sadomaso.

Pindaro, maturo critico cinematografico, si ammanta di intellettualismi  eruditi e pseudo culturali, vestendo la sua scarna umanità dei soliti segreti, ma non troppo, sogni di harem e strepitosi successi nel mondo della cultura. A lui si affiancano la solita stanca moglie Eleonora, vittima/persecutore, avida, senza una vita propria; Eulalia, la segretaria, la solita belloccia rampante; Teodoro, il solito giornalista televisivo senza scrupoli, in preda a deliri di onnipotenza televisiva. Niente di nuovo sotto il sole. Stereotipi sì, ma vivificati da un'incisiva strizzatina d'occhio al cinema, la grande illusione,  tesa a sottolineare, esaltare, svelare - tanto umoristicamente quanto  impietosamente - la falsità delle loro vite di inconsapevoli gusci vuoti, opportunisti, manipolatori, vanesi, intrisi di falsi valori, inficiati in  relazioni stagnanti, distorte, permeate di incomunicabilità.

Tra brani di film, musiche da film, citazioni da film, filmati TV, che percorrono tutta la pièce in un sorridente omaggio alla decima musa, si sviluppano eventi che porteranno alla catastrofe annunciata delle sordide vite di questa umanità senza umanità:  una insolita, anche se non del tutto inaspettata e per certi versi ridicola, solidificazione. Nell’azione teatrale finzione e realtà si confondono sfumando i contorni in un indistinguo dove la materia filmica si fa carne e viceversa:  una laica transustanziazione che l'incipit apocalittico, ispirato al mitico film Dies irae di Dreyer del '42, annuncia, discostandosi, ma solo apparentemente, dal  tono generale, ironico e sardonico dell'intera pièce.

I personaggi sono qui rappresentati come eterni bambini, adulti mancati, buffamente intenti a giocare i giochi dell'infanzia, su un sedile (originale) di un'arena cinematografica, davanti a un incombente Dio-Occhio su cui scorrono immagini mediatiche, falsità squarciate da attimi di verità

e dalla  poesia del sogno. Dentro questo  impietoso quadro i personaggi  vivono fino alla completa pietrificazione annunciata. Il Convitato di pietra è l'evidente ispirazione di questa fantascientifica, metaforica storia. Don Giovanni, il dissoluto, non si pente. Sfiderà il Sacro sprofondando all'Inferno. I nostri “eroi” invece, terrorizzati e insipienti, lontanissimi dalla grandezza maledetta del libertino, scivoleranno inesorabilmente verso l'insolita fine, destinata ad una genia ormai sempre più lontana dalla vita semplice, dalla natura salvatrice, dal rispetto della dignità dei sentimenti. Pietrificati? Tutti? Per sempre? Perchè?

Non ci sono risposte in questa pièce, ma solo domande per una riflessione esistenziale che ci faccia sorridere insieme, seppur amaramente, delle fragilità della condizione umana. Forse basterà un piccolo gesto di solidarietà per sciogliere i lacci che ci impediscono di essere uomini  liberi e autentici? Illusioni di foscoliana memoria? Per dirla con Pascal, perché non scommettere sull'Azione Buona che può rendere felici noi e gli altri?

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Insolita solidificazione di Franco La Magna

Con Fiorenza Barbagallo, Maria Barbagallo, Giovanni Calabretta, Pippo Tomaselli

Voce Fuori campo Saro Pizzuto

Costumi Teatro del Canovaccio

Scene e riprese video Gabriele Pizzuto

Luci Simone Raimondo

Video mapping Giuliano Lo Faro

Regia Anna Di Mauro

Ufficio Stampa  Anna Alberti

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tel. 3480087223

Produzione: Teatro del Canovaccio - Catania

8-9-10 dicembre h. 21,00; 11 dicembre h. 18,00


Ultimo aggiornamento Domenica 04 Dicembre 2016 19:15
 
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Vice direttore

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Coordinamento redazionale
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Redazione affari sociali

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