Anno XI, 20 | 11 | 2017
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Il nostro è un giornale telematico di spettacolo, culture e riflessione socio-politica, meglio conosciuto con il suo passato indirizzo di inscenaonline.com o scenarionline.com. Sostituito a causa di ripetuti attacchi di hackers, denunciati senza ancora esito alle competenti autorità giudiziarie.

La testata, nella sua precedente edizione, venne fondata nel 2005 da Nuccio Messina e Angelo Pizzuto per iniziativa del mensile PrimaFila, il sostegno dell'Accademia Nazionale di Danza  e il contributo delle edizioni Città del Sole. Successivamente (2010), per scissione del gruppo fondatore, ha rinunciato ad alcune connotazioni editoriali, comunque di prestigio, legate alle passate gestioni.

Dal mese di settembre 2012 ci si  avvale del prezioso contributo di CinemaSessanta, storica rivista fondata da Mino Argentieri. L'archivio storico delle trascorse edizioni è in possesso della direzione, in attesa che venga trasferito (leggibile oltre la cripticità elettronica) nelle nuove pagine.

 

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Giffoni Film Festival- “Into the Magic” (sino al 22 luglio) PDF Stampa E-mail
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Martedì 23 Maggio 2017 07:22

 

Giffoni Film Festival

 

Il direttore Claudio Gubitosi: “Fare Giffoni è molto difficile. Il nostro brand è uno stile di vita e una piattaforma composita al servizio del territorio”.


Quarantasette anni di “magia” per nutrire di bellezza e creatività migliaia di ragazzi, dai figli del proprio territorio agli adolescenti di ogni angolo del mondo, riunendo e crescendo intere generazioni sotto lo stesso cielo di periferia, diventato, grazie ad un’idea, il centro dell’universo giovanile. È l’unicità del Giffoni diretto da Claudio Gubitosi, maturato in mezzo secolo da Festival del cinema ad Experience globale: un progetto composto da numerosi programmi, un percorso vivo 365 giorni che produce durante l’anno ben 480 attività, anche quattro iniziative nello stesso giorno, distribuite non soltanto in Campania ma in Italia e nel mondo. Pur avendo una storia di quasi cinquant’anni e risultati sbalorditivi, si conferma la straordinaria voglia dell’idea di rigenerarsi senza mai smettere di far sognare e di stupire, crescendo di pari passo con l’eccezionale ‘fame’ e bisogno di Giffoni dimostrata dai ragazzi.

Per la 47esima edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 14 al 22 luglio 2017, sono già 4.600 i cuori pronti a emozionarsi, confrontarsi senza filtri e senza barriere, ideologiche e geografiche, nell’unico luogo in cui produrre felicità e formazione è stile di vita.

 

I PRIMI ANNUNCI DAL LICEO CLASSICO “TORQUATO TASSO”

Per illustrare le prime novità del programma di Giffoni 2017 il direttore Claudio Gubitosi ha scelto una sede emblematica come l’Aula Magna del Liceo Classico “Torquato Tasso” di Salerno,  luogo del sapere dalla duplice valenza storica e simbolica, grazie alla sensibilità della dirigente scolastica Carmela Santarcangelo. “Sono onorata di ospitare questa conferenza. Il Giffoni Film Festival rappresenta  la casa dei nostri ragazzi – ha commentato la preside – è un luogo capace di offrire innumerevoli  opportunità, come gli encomiabili scambi culturali che sempre più avvicinano gli studenti a Paesi e culture lontane. Un’idea meravigliosa che, negli anni, ha fatto conoscere ai giovani i diversi linguaggi della comunicazione e che, come liceo classico che si apre al territorio, abbiamo sposato in pieno”.  Alla presentazione hanno partecipato inoltre diverse autorità: il Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, il Questore di Salerno Pasquale Errico,  il Sindaco di Giffoni Valle Piana Antonio Giuliano, il Comandante provinciale dei Carabinieri di Salerno Antonino Neosi, il Comandante del nucleo operativo dei Carabinieri di Battipaglia Erich Fasolino, accolti dal presidente dell’Ente Autonomo Giffoni Experience Piero Rinaldi.  “Giffoni è diventato un evento unico nel panorama nazionale ed internazionale”, ha esordito nel suo intervento il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. “Qualche tempo fa avevo dei dubbi sulla composizione del Festival, ma oggi si è delineato un progetto di grandissimo interesse e di prospettiva che lega alla cinematografia le nuove tecnologie, la formazione, la creazione di lavoro.  È in corso di completamento la Multimedia Valley: avremo un luogo di  produzione e formazione sulle nuove tecnologie. Giffoni è diventato importante anzitutto per lo scambio umano. Quella di Giffoni è diventata un’esperienza straordinaria per la Regione perché, come sottolinea Claudio Gubitosi, nel momento in cui si svolge il festival abbiamo una proiezione nazionale ed internazionale della Regione Campania e da questo punto di vista Giffoni ci aiuta a proiettare in maniera positiva l’immagine della nostra regione”.

LE GIURIE DELLA 47ESIMA EDIZIONE

Cresce di edizione in edizione la giuria più appassionata, critica e multietnica di sempre ed è stato grandissimo lo sforzo fatto per soddisfare quanto più possibile le migliaia di richieste e candidature inoltrate, sia tramite numerosi clickday che attraverso i contest - novità assoluta dell’edizione 2017 - per valutare potenzialità e inventiva degli aspiranti giurati Generator. L’ultima eccezionale call è partita qualche giorno fa per accontentare altri 250 ragazzi. Quest’anno i giurati saranno 4.600, ben 450 in più rispetto al 2016, suddivisi nelle sette sezioni competitive che compongono il concorso - Elements +3, +6, +10, Generator +13, +16, +18, Parental Control/GexDoc dedicata ai genitori - cui si aggiungono i 100 ragazzi scelti della Masterclass. A tuffarsi nell’esperienza più magica che ci sia,  giovani provenienti da 52 Paesi di tutto il globo, dall’Azerbaijan alla Corea del Sud, dal Pakistan agli Usa, nonché da tutta l’Europa e dall’Italia che ha, naturalmente, un posto di rilevo nella composizione della giuria. Dopo ben 11 anni di assenza (l’ultima visita è datata 2006), tornerà a Giffoni una delegazione proveniente dall’Iran, Paese cui il Festival è rimasto sempre vicino, partecipando con i suoi giurati al Hamedan e Isfahan film festival fino al 2015.

IL TEMA “INTO THE MAGIC” E L’IMMAGINE DEL MAESTRO MIMMO PALADINO

C’è bisogno di magia, sempre di più: forse è questo il motivo per cui l’imponente community di Giffoni Experience ha scelto il tema INTO THE MAGIC. Into the magic è l’urlo felice di chi vuole tuffarsi nell’esperienza Giffoni, da tantissimi ragazzi definita, appunto, “Magica”. Magica per gli incontri che cortocircuitano generazioni e terre distanti. Magica per le storie cinematografiche che propone da sempre e che illuminano mondi altrimenti invisibili, sconosciuti. Magica per le strade e le piazze del paese (Giffoni Valle Piana) che entrano in fibrillazione con spettacoli, risate, colori ed emozioni esorbitanti. Magica perché è un’esperienza capace di ripetersi ogni anno così simile a se stessa e così indicibilmente diversa, a partire dall’immagine che contraddistingue ogni edizione. Una vera opera d’arte che, negli anni, ha portato diversi artisti a misurarsi con mondi e personaggi fantastici e che, per il 2017, è stata affidata alle mani del maestro Mimmo Paladino – nato a Benevento ma conosciuto in tutto il mondo - pittore, scultore e incisore le cui opere sono collocate in alcuni tra i principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York. Grande l’attesa della community per l’immagine ufficiale che sarà presto presentata.

Per saperne di più: http://www.giffonifilmfestival.it/, http://www.facebook.com/GiffoniExperience.

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Ufficio Comunicazione Giffoni Experience

Tel. +39 089 8023204 - +39 089 8023239  Fax: +39 089 8023210  Web: www.giffonifilmfestival.it

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Ultimo aggiornamento Martedì 23 Maggio 2017 08:41
 
Francesco TOZZA- In cerca d'autore? Ronconi e i suoi attori (uno "studio" pirandelliano al Piccolo, Milano) PDF Stampa E-mail
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Venerdì 19 Maggio 2017 17:06

 

Il mestiere del critico

 


IL CERCA D AUTORE?

Al Piccolo

RONCONI E I SUOI ATTORI....

Studio sui “Sei personaggi” di L. Pirandello- diretto da Luca Ronconi, ripreso da Luca Bargagna  (progetto a cura di Roberta Carlotto)-  con Massimo Odierna (Padre), Sara Putignano (Madre), Lucrezia Guidone (Figliastra), Fabrizio Falco (Figlio),  Alice Pagotto (Madama Pace), Davide Gagliardini (Capocomico),  e inoltre: Matteo Cecchi, Marina Occhionero,Gloria Carovana, Zoe Solferino.  Luca Tanganelli, Stefano Guerrieri,Luca Mascolo, Luca Carbone, Cosimo Fascella.  Coproduzione: Centro Teatrale Santacristina e Piccolo Teatro di Milano

Al Piccolo Teatro Studio Melato, Milano, maggio 2017

°°°°

Il teatro – si ripete spesso – è il luogo della verità, non però quella con la v maiuscola (che forse nemmeno esiste!), bensì di quella – grande o piccola, non importa – che alberga nel nostro inconscio, difficilmente approdando poi alla nostra coscienza. La quale, non senza violenza, spesso la reprime o comunque la nasconde   (perfettamente riuscendovi, per giunta); anche se poi le manifestazioni artistiche che talvolta ne derivano – nel momento in cui le si producono (per chi ha la capacità di farlo, ovviamente!), o quando (più di consueto) le si fruisce, in chiave di sublimazione – diventano, grazie alla loro preziosa ambiguità, cartine di tornasole per la rivelazione dell’implicito (più retoricamente si dice dell’ineffabile), altrimenti condannato, nel quotidiano, al più assoluto dei silenzi.

E’ fin troppo nota questa dimensione del teatro (e dell’arte in genere); anche se – bisogna dire – il teatro raggiunge l’obbiettivo assai meglio, almeno fino a quando rimarrà subdolo gestore del corpo dell’attore, e dello stesso spettatore, magari suo malgrado: dimensione che, forse proprio per le peculiarità sottilmente sublimative che accompagnano questo antico linguaggio, ne sta determinando il relativo abbandono, a vantaggio della più comoda e asettica virtualità assicurata, senza più catarsi, dai nuovi media. Inutile, dunque, insistere sulla cosa: si scoprirebbe solo l’acqua calda.

E tuttavia – per venire all’oggetto dell’articolo – sul rapporto Ronconi/Pirandello è il caso di spendere qualche parola, proprio alla luce di quanto appena detto: certo con grazia… e senza la pretesa di scoperchiare tombe o aprire inferni felicemente occultati, magari riandando a certe riflessioni, contenute in una nostra postfazione ad una delle ultime interviste concesse da Ronconi (forse l’ultima), ampiamente saccheggiata per alcuni aspetti, di fatto passata sotto silenzio nei misteriosi percorsi della c.d. critica ufficiale. Un rapporto difficile – lo si è già detto da altri, senza magari approfondirne i motivi – a conti fatti un rapporto conflittuale, si direbbe di amore/odio (per sotterranee corrispondenze intuite, ma razionalmente sempre respinte), fra uno dei più illustri e prolifici registi degli ultimi decenni e il drammaturgo forse più importante che il secolo scorso ha di sé improntato, con evidenti ripercussioni sulla “vita nuda” (non quella semplicemente virtuale) che ancora resiste ai nostri giorni.

Rapporto difficile, torniamo a dire, non a caso sempre ritardato da un regista che, pur non risparmiandoci generosi amplessi con vecchi e meno vecchi classici, pur curiosando nei meandri della drammaturgia contemporanea, per sperimentazioni linguistiche di indubbia caratura anche nel semplice approccio ai mai rinnegati “testi”, ha però quasi sempre (e puntigliosamente) evitato la messa in scena del terribile Agrigentino, e non certo per il timore del confronto con grandi e ormai storici allestimenti (ma non si può mai dire!). Pochissime le eccezioni: un’edizione dei Giganti con attori tedeschi; un Questa sera si recita a soggetto – all’Argentina di Roma nel dicembre del ’98 – strumentalmente affrontato per sperimentare istanze metateatrali, a nostro avviso non efficacemente metabolizzate; L’innesto appena comparso, ma assai poco mantenuto sulle nostre ribalte, già all’epoca di Pirandello, comunque da noi  purtroppo perduto, anche se quanto mai emblematico, proprio come testo, per il nostro discorso; infine questi Sei personaggi, mutilati nel titolo e non solo in quello, affrontati quasi con una sorta di pudore sotto la ben nota formula dello “studio”: che poi tale è rimasto, negli anni delle riproposte con gli stessi giovani attori, bravissimi tutti e in buona parte ormai entrati nell’agone teatrale, accanto ad altri, di loro più giovani, in parti secondarie, per questa ennesima riproposta post mortem, chissà se davvero gradita, nell’aldilà, dal grande regista da poco scomparso.

E le eccezioni confermano i dubbi, per non dire i sospetti! Il fatto è – per non farla lunga – che qui ci si trova di fronte a due sottili esercizi di autorepressione. Apparentemente più scoperta quella di Pirandello, appena velata (proprio nei Sei personaggi) dalle latenti contraddizioni di un complesso universo familiare, che rischia addirittura di sperimentare l’incesto (aveva qualche ragione la povera Antonietta Portulano, la “pazza” moglie del grande Siciliano, finita in manicomio per le ossessive incursioni nel privato del marito?), ma forse nascondeva più consistenti difficoltà o insofferenze da parte dell’Autore nei confronti dell’altro sesso (sintomatico il “casto” rapporto con Marta Abba, sua “donna di cuori” ma solo nelle pagine che il “caro maestro” andò regalandole nel corso della sua esistenza di attrice). Il gioco veramente drammatico – e non solo drammaturgico! – fra realtà e finzione, aldilà delle indubbie dimensioni socio-antropologiche nella realtà del tempo (ancora ravvisabili, anche se con segno parzialmente diverso, ai nostri giorni), a prescindere anche dalle sue indubbie coordinate metateatrali (Pirandello intuì, da par suo, la fine possibile di certo teatro, forse del teatro tout court) aveva un retroterra esistenziale che, proprio per la sua urgenza interiore, fu portato sulle tavole del palcoscenico con infinita, sofferta maestria.

L’autorepressione  di Ronconi – in una società certamente più tollerante, almeno nei suoi aspetti esteriori, di quella in cui visse Pirandello – probabilmente è stata più ideologica (se così si può dire) che drammaticamente esistenziale, forse per nulla vissuta nell’esplicitazione riservata delle proprie pulsioni, magari facilmente sublimata in pedagogia teatrale, e però non pienamente accettata nell’intimo di una coscienza, ugualmente inquieta per le difficoltà delle non sempre possibili, volute o ipotetiche, corrispondenze: nella quale inquietudine resta il mistero, nonché il dramma delle più intime pulsioni.

Insomma Pirandello fa esplodere nella scrittura drammaturgica, poi anche in quella scenica, se se ne sanno cogliere i connotati, il suo inconscio, facendolo vivere solo lì, sulla pagina e sulle tavole teatrali, ben consapevole del forzato transfert (“o si vive o si scrive”, ebbe melanconicamente a dire); i suoi personaggi sono la calda testimonianza di pulsioni offerte ad attori e spettatori, i quali ultimi difficilmente si sottraggono – per quella spasmodica voglia di autenticità, così sentitamente espressa in quelle pagine e nella relativa messa inscena di chi sa, e/o vuole, coglierne il drammatico afflato – al famoso dilemma del Capocomico: finzione o realtà?

I personaggi dello “studio” ronconiano sono, invece, freddi, si direbbe più frigidi o comunque algidi, nonostante la voluta più giovane età degli interpreti. Ma non per colpa loro (sono tutti bravissimi – lo si è già detto – e testimoniano l’alta scuola di un grande maestro della recitazione). Sono peraltro il parto di una testa pensante (il che non guasta mai!), un regista diviso fra tradizione e sperimentazione, abile concertatore di comportamenti scenici (le frequenti incursioni nel teatro d’opera non certo casuali), anche se l’abile gioco scenico tende a tutti i costi a nascondere, se non addirittura a negare, l’altro da sé. Nel che poi fu spesso il limite, oltre che la grandezza, di Ronconi, forse l’ultimo, inquietante figlio del Barocco.

Attori e personaggi, in questa sua messinscena pirandelliana, non si distinguono granché: ombre disincarnate di un presente (forse anche di un futuro prossimo) che si aggirano, come spettri, in quel bianco intenso che è luce di una razionalità che sa riflettere, ormai, solo su se stessa, anche quando grida un dolore che appartiene ad un corpo che in sostanza è negato.

Tutti dunque solamente attori “in cerca d’autore” (coerente l’eliminazione della prima parte nel titolo pirandelliano). E magari quell’autore l’hanno trovato: nel regista che scrupolosamente ha saputo orchestrare il vuoto della loro coscienza d’interpreti per uno spettacolo perfetto; dove, forse, la magia del teatro può ancora evocare la presenza di una Madama Pace (non a caso uno dei momenti più fascinosi dello spettacolo in quanto tale), ma alla Figliastra non è più lecito ridere, con quella sua reiterata, tragica risata, per quindi allontanarsi definitivamente da quel palcoscenico divenuto ormai l’esclusivo regno di una sempre più rarefatta finzione.

Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Maggio 2017 17:22
 
Ruben SABBADINI – “Preludio, fuga e allegro” (racconto breve) PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Venerdì 19 Maggio 2017 13:15

 

Io scrivo

 


PRELUDIO, FUGA E ALLEGRO



Accetto di passare il nostro pomeriggio, quello che riusciamo a ritagliarci ogni quindici giorni, all'Ikea. Non è il massimo, ma ogni cosa che faccio con lei è speciale, vale perché sto con lei; anche attaccare un lampadario o fare la spesa al supermercato. Mi manca così tanto condividere le piccole cose quotidiane che riesco a gioire di ogni dettaglio.

Mi faccio trascinare in quel trambusto e iniziamo il giro con un enorme carrello che, ad ogni passo, si riempie sempre più. Piccoli attrezzi per la cucina, tovaglie, cuscini colorati, pile (quelle sì che sono convenienti), insalatiere per uno (odio condire l'insalata nei piatti che non riesci a girarla) e altri oggetti affascinanti quanto inutili. L'ultima volta avevo speso più di cento euro per un carrello così, questa volta, probabilmente, avrei replicato. Comunque, dopo un'ora abbondante di spesa, eravamo esausti ma felici; avevamo soddisfatto il nostro bisogno di consumatori, avevamo desiderato e scelto, orientandoci sapientemente tra migliaia di offerte che occhieggiavano dagli scaffali: talvolta facendoci sedurre, altre reclinando con un augusto diniego. Eravamo stati bravi, avevamo detto molti no, e qualche sì che aumentava il peso verso l'uscita.

Ci basta un occhiata per intenderci, un'altra occhiata per cercare telecamere nascoste, poi, parcheggiato il carrello in un angolo a far bella figura di sé, ci allontaniamo fingendo interesse per un altro acquisto per poi, mano nella mano, correre a perdifiato verso l'uscita, sperando che nessuno mai ci avrebbe chiesto conto e ragione di quell'oltraggio a regole non scritte.


«Giovanni vieni qua, vieni a vedere!». «A te è mai successa una cosa così? Sì, lo so che è successa a me, che il reparto è mio e tocca a me occuparmene, te lo chiedevo solo per capire, cosa ha spinto un essere senziente a fare una cosa così?».

«Vorrei sperare che abbia avuto un contrattempo, una telefonata improvvisa, magari, e sia dovuto scappare di corsa. Può capitare. Poteva anche avvertirci, però, io l’avrei fatto».

«Dici che si è spaventato per la reazione? che non saremmo stati affatto teneri? che tu non lo saresti stato affatto? In effetti anch’io al pensiero di rimettere tutto a posto avrei avuto una po’ di alterazione, forse un “così non si fa! non è corretto!”. Certo che, al posto suo, me la sarei risparmiata; difficile, mettendosi nei suoi panni, biasimarlo più di tanto».

«Lo sai però cosa temo? che invece non sia stata forza maggiore, ma sia stata una protesta – anarchica dici? sì anarchica – contro di noi. No, certo, non noi, noi due, noi azienda, noi Ikea». «No, non mi faccio film – anche se con una cosa così, un oggetto che solo, in assenza dell’artefice, ci parla, unico indizio di un atto intelligente (non puoi partire dall’idea sia un atto stupido! se è un atto stupido non c’è niente da capire e allora ti incazzi e basta; ma guarda questi oggetti, non sono accumulati alla rinfusa, sono stati meditati, scelti; non è un atto stupido) qualche supposizione è d’obbligo – devi immaginarti un quadro, una motivazione, uno svolgimento».

«Sì, ora ti dico cosa mi è venuto in mente. Prova, mentalmente, a passare per il percorso obbligato che gli abbiamo confezionato, a essere attratto dalle forme, dai colori, di dover resistere, resistere, resistere per un’ora, un’ora e mezzo, riuscire a rinunciare a qualcosa che ci appare indispensabile, portare a sé, al carrello, insomma, ciò che è sfuggito al setaccio di una volontà di ferro e poi …».

«Ancora co’ ‘sti film. Non è un film, è osservazione. Sei mai stato in cassa? Hai mai visto carrelli meno pieni di questo? hai mai sentito dire, tra il serio e il faceto, “sono entrato per prendere una cosina, guarda qua!” Cosa hai pensato? nulla? ma sei capace di pensare? davvero hai detto seriamente “non siamo pagati per pensare”? non posso crederci. Tutti sono pagati per pensare, caro, se no ci clonerebbero con droni (ad Amazon lo fanno, ma noi siamo figli, per fortuna, dell’alternativa svedese). Lo so che ti sembra strano, ti sembra una delle mie solite menate, ma sto lavorando, chiedendomi perché? sto lavorando (se la gente si chiedesse sempre i perché vivremmo in un mondo migliore), sto pensando all’Azienda e ai suoi interessi. Lo sai cosa penso? che ragione vorrebbe che simili atti anarchici, come dici tu, dovrebbero essere ben più frequenti e il fatto che non lo siano non depone decisamente a favore dell’umanità che ci circonda».

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Maggio 2017 18:09
 
Franco LA MAGNA - Madre Terra Sicilia (Leo Gullotta in "Minnazza", Stabile di Catania) PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Sabato 20 Maggio 2017 17:11

 

Lo spettatore accorto

 

 

MADRE TERRA SICILIA



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra suoni, poesia e letteratura- "Minnazza" con Leo Gullotta allo Stabile di Catania

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Un pirotecnico Leo Gullotta, torna nella sua Catania (città dove è nato) con uno spettacolo per voce sola, accompagnato musicalmente da due virtuosi maestri fisarmonicisti che intercalano, tra un brano e l’altro letto o recitato dal talentuoso attore etneo, brani musicali composti ad hoc da Germano Mazzocchetti. “Minnazza” (nel colorito vernacolo siculo, opulento seno di donna) prende spunto dalla celeberrima venere di Willendorf (una statuetta di 11 cm. rinvenuta in Austria nel 1908, che rappresenta il culto della Madre Terra, riprodotta in gigantografia), è appunto un omaggio alla Sicilia “tra i miti e il quotidiano, tra il sorriso e la denuncia civile”, con cui l’ormai rodato Gullotta accompagna il pubblico in un itinerario letterario, intrigante e policromo percorso drammaturgico costruito da Fabio Grossi.

Tra suoni vivaci o suadenti, scorrono in successione brani di Giovanni Meli, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Luigi Pirandello, Luigi Capuana, Giuseppe Fava, Ignazio Buttitta, Andrea Camilleri - il meglio della letteratura offerto dall’isola - con un Gullotta mattatore, quasi danzante in rapidi cambi di registri recitativi e ricordi personali d’un’infanzia povera ma felice, calca la scena per circa un’ora e mezza alternando gioia,tristezza, memoria, favole e drammi d’una terra tanto ferita e martoriata, quanto ricca d’umanità e voglia di riscatto.

Leo Gullota percepisce per “Minnazza” dal Teatro Stabile di Catania, a tutt’oggi ancora commissariato e gravato da gravi problemi finanziari, un compenso simbolico di un euro.

°°°°

“Minnazza”, uno spettacolo di Fabio Grossi

con Leo Gullotta; musiche Germano Mazzocchetti; alle fisarmoniche Fabio Ceccarelli e Denis Negroponte; luci Salvo Orlando; video Mimmo Verdesca.

Al teatro Stabile di Catania (19-20-21 maggio)

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Maggio 2017 17:48
 
Teatro Massimo Bellini, Catania- "Salomè" di Strauss (dal 21 al 28 maggio) PDF Stampa E-mail
Pubblicato da Administrator   
Sabato 20 Maggio 2017 07:50

 

Teatro  Massimo Bellini, Catania

 

PIER LUIGI PIZZI FIRMA L’ALLESTIMENTO  DI "SALOME'"

Sul podio Gunter Neuhold  -In scena dal 21 al 28 maggio

°°°°°

La produzione di Salome, in cartellone dal 21 al 28 maggio al Teatro Massimo Bellini di Catania, punta all’eccellenza con il nuovo allestimento firmato integralmente – regia, scene e costumi – da un nome prestigioso come Pier Luigi Pizzi. Nella medesima ottica a concertare la partitura di Richard Strauss è stato chiamato un direttore del calibro di Günter Neuhold, alla testa dell’Orchestra del Bellini.  Pizzi, regista, scenografo e costumista tra i maggiori della nostra epoca, da oltre sessant’anni protagonista del panorama teatrale internazionale, affronta per la seconda volta, nel corso della sua carriera, la messinscena dell’atto unico di Richard Strauss, opera di particolare spessore drammaturgico vista la scelta del compositore di mettere in musica direttamente il testo di Oscar Wilde (nella traduzione tedesca di Hedwig Lachmann). Dal capolavoro del poeta e drammaturgo inglese sarebbe scaturito un altro capolavoro destinato ad innovare il teatro musicale postwagneriano e ad incontrare imperituro successo, nonostante lo scandalo suscitato fin dalla prima edizione, o forse proprio per questo, se si considera l’infallibile fiuto di Strauss nell’individuare i soggetti da portare sulla scena, come ebbe a rilevare Thomas Mann in un celebre passo del suo Doktor Faustus.

Una data da ricordare, quindi, il debutto avvenuto al Konigliches Opernhaus di Dresda il 9 dicembre del 1905. Oltre un secolo dopo, intatta è la forza del connubio tra la musica di Strauss e il dramma poetico di Wilde. La partitura trascorre tra l’estenuazione decadente e i primi accenti espressionisti per rivisitare il racconto biblico della decapitazione del Battista, conseguenza nefasta della passione che accende la figliastra e nipote del tetrarca Erode per il profeta imprigionato nella reggia. La giovane vive con noia il disagio della sua condizione pur privilegiata: la madre Erodiade ha sposato appunto il cognato Erode, fratello del marito, e Salome mal sopporta lo sguardo concupiscente del padre-zio. Invece monta in lei un erotismo cogente verso Jochanaan che la rifiuta, una voluttà che esplode nel crescendo ossessivo della "danza dei sette veli" e si ostina nella richiesta dell’esecuzione del prigioniero, fino alla sensuale e folle necrofilia del bacio impresso sulla bocca della testa mozzata.

Lo Strauss dei poemi sinfonici, già maestro assoluto dell’orchestrazione, intraprendeva così trionfalmente la via del teatro musicale, superando l’impasse iniziale di un paio di tentativi, quali GuntramFeuersnot, oggi comunque rivalutati. Da Salome parte invece il lungo percorso che, per citare solo alcuni titoli, sarebbe approdato agli esiti diElektra, Der Rosenkavalier, Ariadne auf Naxos (C.A.)

Lo spettacolo viene eseguito in lingua originale con sopratitoli in italiano e inglese.Info www.teatromassimobellini.it

Prima rappresentazione 
Domenica 21 Maggio ore 20.30 (Turno A)

Repliche

Martedì 23 Maggio ore 17.30 (Turno S1)
Mercoledì 24 Maggio ore 20.30 (Turno B)  
Giovedì 25 Maggio ore 17.30 (Turno S2)
Venerdì 26 Maggio ore 17.30 (Turno C)
Sabato 27 Maggio ore 17.30 (Turno R)
Domenica 28 Maggio ore 17.30 (Turno D

SALOME’

Dramma musicale in un atto dal'omonimo dramma di Oscar Wilde nella traduzione tedesca di Hedwig Lachmann.  Nuovo allestimento. Con sovratitoli in italiano ed inglese

Musica di Richard Strauss; Direttore Günter Neuhold; Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi; Regista collaboratore e progetto luci Massimo GasparonMovimenti scenici Federico Ruiz

Personaggi e interpreti

SALOME’ Jolana Fogasova /Cristina Baggio (R, S1,S2), ERODE Arnold Bezuyen /Peter Svensson (R, S1,S2), OCHANAAN Sebastian Holecek / Anton Keremidtchiev (R, S1,S2), ERODIADE Janice Baird, NARRABOTH Karl Michael Heim, PRIMO EBREO Iurie Ciobanu, SECONDO EBREO Enzo Peroni, TERZO EBREO Aldo Orsolini, QUARTO EBREO Andi Früh, PAGGIO DI ERODIADE Sonia Fortunato, PRIMO NAZARENO Roman Polisadov SECONDO NAZARENO Giovanni Monti, PRIMO SOLDATO Roman  Polisadov, SECONDO SOLDATO Daniele Bartolini, SCHIAVO Giovanni Monti, UN CAPPADOCE Alessandro Busi.

ORCHESTRA DEL TEATRO MASSIMO VINCENZO BELLINI

 

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Maggio 2017 17:41
 
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ISSN 2280-6091

info.inscena@gmail.com
Direttore Responsabile

Angelo Pizzuto
pizzutoang@gmail.com

Vice direttore

Cinzia Baldazzi
cinziabaldazzi@gmail.com

Coordinamento redazionale
Lucia Tempestini
Redazione affari sociali

Francesco Nicolosi Fazio
francesconicolosi.f@tiscali.it

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