Anno XI, 20 | 09 | 2017
Franco LA MAGNA - Vincenzo Bellini al G7 di Taormina, una dimenticanza imperdonabile PDF Stampa E-mail
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Povero Vincenzo, trascurato perfino in casa propria...


 

Eccoli finalmente giunti nella “Perla dello Ionio”, l’incantevole Taormina, la Tauromenium di greci e latini, abbarbicata su un vertiginoso costone di roccia per offrire allo stupefatto visitatore uno degli spettacoli naturali più stupefacenti e seducenti del pianeta. Sono qui i “grandi del mondo”, eufemismo un po’ goffo per nasconderne la vera natura di “legittimi padroni del mondo”. Già perché in democrazia l’aggettivo è dovuto. “Democraticamente” protetti da un imponente schieramento di forze armate, aerei, elicotteri, navi, sosfisticatissimi sistemi di controllo, di cui le televisioni hanno fornito fino alla nausea dettagli  (un modo per esorcizzare reali pericoli?) i “grandi” hanno anche goduto di gradevoli momenti ricreativi e rifocillanti. Perfino a Catania dove Palazzo degli Elefanti, miracolosamente trasformatosi in ristorante “à la page”, con il primo sorridente cittadino-cicerone - sormontato dalla irraggiungibile altezza di Melania Trump (“Lo sai che i papaveri, son alti alti alti”, modulava una vecchio italico brano) - ha munificamente offerto un siculo banchetto a sedici convitati di…diamante.

 

Gli ospiti del Vertice G7                                                                                     Vincenzo Bellini (1801-1835)

 

E a sera? A sera, come proseguire l’incantevole tour, dopo aver deciso i destini del mondo, se non godendo di una delle più alte manifestazioni dell’umano spirito? E quale, tra tutte, è la più sublime, quella che parla il linguaggio universale, l'unica: la musica! E allora ecco l’Italia, patria del melodramma, inorgoglirsi, impettirsi, per offrire ai “grandi”, nella sfavillante bellezza del Teatro Antico, le perle dei suoi più grandi evangelisti musicali: Puccini e Verdi (vera forza del destino) come entrata, Rossini come piatto forte, seguito da Mascagni e dalla sua immortale “Cavalleria” (che tante liti giudiziarie con il “padre del verismo”, autore della novella e dramma teatrale, avrebbero arroventato molte aule di tribunale). E…il dessert? Un dessert siciliano a compimento di cotanta bellezza? Non avete, signori Direttori d’orchestra, signor Presidente del Consiglio, signori politici siciliani, signori organizzatori, signori grandi esperti di musica, scordato - in un cantuccio del vostro eccelso sapere - qualcuno? Ma si, quel giovinetto biondo, riccioluto, gli occhi chiari, allievo del Conservatorio di Napoli, che ha mietuto successi nel mondo intero ed è poi deceduto (povero ragazzo) nei pressi di Parigi a meno di 34 anni, dopo aver ricevuto dai regnanti di Francia la “Legion d’Onore”? Tale Vincenzo Bellini da Catania, divenuto in pochi anni uno dei quattro grandi compositori del melodramma nazionale!

Ah, povero Vincenzino e povera Sicilia! Il maggior ambasciatore culturale al mondo della nostra ridente terra felix (incensato anche da Hollywood, signor presidente Trump), boicottato, sabotato, rifiutato in casa propria! Chiediamo scusa per l’Italia ai “grandi della terra” (tali anche in democrazia), ma sapete, lo abbiamo proprio estromesso, espulso, radiato. Perché, vedete, quelle quattro operine che ha scritto distrattamente, gettando note a casaccio…Ma credete davvero che ai “grandi della terra” si sarebbe potuto offrire uno spettacolo, una musichetta così indegna? Ma via, siamo seri!

 
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