Anno XI, 24 | 11 | 2017
Anna DI MAURO - "Troiane" al Teatro Greco Romano di Catania PDF Stampa E-mail
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Il mestiere del critico

 

Ilio/Catania

Itinerari del dolore in una città in bilico tra declino e speranza di rinascita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Troiane. Canto di femmine migranti” da Omero-Euripide-Seneca, regia di N.A. Orofino, al Teatro Greco Romano di Catania

 

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C'è la polvere dei secoli, il silenzio della pietra, il respiro del mito e la sciagura di essere donne tra eterni conflitti, in queste Troiane. Canto di femmine migranti da Omero, Euripide e Seneca, adattate dal prolifico regista N. Alberto Orofino, in uno spettacolo itinerante attraverso gli ambulacri del Teatro Greco-Romano di Catania, il Luogo Altro affascinante e suggestivo dove la rassegna “Altrove” del Teatro Stabile di Catania ha ambientato il suo terzo spettacolo.

Guerra. Deportazione (oggi migrazione). Morte. Dolore protratto. La femmina assoggettata al maschio. Questi i temi delle Troiane. In una città conquistata e messa a ferro e fuoco, senza rispetto per le donne i vecchi, i bambini, la parte debole del sistema sociale, poiché gli dei e i greci ne hanno decretato la rovina, il destino delle femmine è andare prigioniere e schiave nelle case dei nemici, senza distinzione di età o di rango.

La voce delle infelici, stuprate, orbate dei figli, dei mariti, dei fratelli, risuona nei meandri dei sottopassaggi, ruggisce, prorompe in lamentazioni, si erge tra i litici spazi creando cupe risonanze, conducendoci, noi migranti, nei recessi del dolore e del pianto, del fato e del canto di chi è reso immortale dall'abitudine al dolore. Uno strazio ormai svuotato, ma non inerte in cui amore e guerra eternamente uniti, coesistono.

La struttura dell'opera, semplice e dinamica, percorre gli ambulacri in sette stazioni. Una Via Crucis. Espianto e mostra di figure femminili in sei stazioni. Solo nella settima il protagonista è un uomo dietro le sbarre. Metafora della prigione di un destino avverso e ineluttabile.

La forma dello spettacolo è duttile e per chi volesse percorrere per la seconda volta l'itinerario si troverebbe davanti a diverse modi di rappresentazione. Il dolore ha molte facce.

Se la violenza e la sottomissione sono le barbare strategie del vincitore-maschio, la dignità e la forza delle sconfitte è ancora una via possibile, nel breve tempo del racconto/monologo, in una sequenza di immagini che incanala le energie sotterranee perché si possa e si debba ancora sperare.

Certamente nello spettatore prossemico al mito e al pathos si acuisce la pena per chi soffre.

Un percorso della carne e della poesia accanto a noi che assistiamo impotenti a tutto questo, laddove la funzione educatrice del teatro è enfatizzata dalla presenza viva del personaggio che a pochi passi da noi consuma il suo strazio, lasciandoci addosso il suo fiato e la sua ferita.

Sulla via del ritorno il pubblico sciama dopo avere condiviso per un'ora tristi destini con la sensazione che questa condizione ci riguardi molto da vicino, che ci siamo dentro tutti con le nostre storie e la nostra Storia di cui siamo partecipi e responsabili e che i soprusi e le angherie per brama di Potere non siano finiti . Fino a quando? “...finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”? Forse no. Forse, finché il Teatro e l'Arte si faranno carico di tutto questo, la speranza di un destino diverso è già Presente.

 

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Troiane-Canto di femmine migranti

da Omero-Euripide-Seneca

adattamento e regia di N. Alberto Orofino

costumi ed elementi di scenografia di Vincenzo La Mendola

con Egle Doria, Silvio Laviano, Luana Toscano, Alessandra Barbagallo, Lucia Portale, Marta Cirello, Valeria La Bua

 

produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con Senza Misura e Progetto S.ET.A.

 

Ambulacri del Teatro Greco Romano di Catania fino a Domenica 28 Maggio.

 

 
ISSN 2280-6091

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