Anno XI, 20 | 09 | 2017
Marco CAMERINI- Scaffale. I racconti (magistrali) di Mark Haddon PDF Stampa E-mail
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Scaffale

 


I RACCONTI (MAGISTRALI) DI MARK HADDON


 

Nella silloge I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura l’autore inglese raccoglie nove racconti scritti negli ultimi anni. Un mondo scabroso, duro, impietoso, sempre avvincente.

°°°°

Il britannico Mark Haddon, al di là degli esiti della sua futura produzione, non sarà in ogni caso più «l’autore dello Strano caso del cane ucciso a mezzanotte» citato nella quarta di copertina de I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura (Einaudi, 2017). Dopo quel felice romanzo del 2003 - che ha avuto larga diffusione, opportunamente adattato, anche nelle scuole - di fatto più nulla che potesse replicarne il meritato successo: ed eravamo francamente rassegnati, pur continuando a seguirlo, che fosse destinato ad allungare la lista degli scrittori la cui fortuna editoriale è indissolubilmente legata a una sola opera. Non è infrequente, alla maggior parte di essi non accade nemmeno tanto. La smentita è giunta da questa imperdibile raccolta che racchiude nove splendidi racconti, impietosi, durissimi, scabrosi, sempre avvincenti (cinque dei quali pubblicati su riviste fra il 2009 e il 2015), destinati ad aprire, probabilmente, una fase nuova della sua poetica, perché poco o nulla hanno a che fare con le tematiche adolescenziali de Lo strano caso…

Come Crolla il pontile di una località di mare e «ognuno crede una cosa diversa (“un attentato dell’IRA, l’unica vittima è un’anziana…nessuno sa chi è vivo e chi non lo è»), e mentre la scansione ossessiva dei minuti e dei (tanti) morti assume i toni di referto minimalista asciutto e privo di pietà, almeno soprannaturale, 2 così si infrange La diga delle precarie sicurezze familiari, “muro” alla Sartre che condanna Ian alla solitudine («in un mondo dove essere stoici, riservati, rispettare l’autorità, credere nei valori in cui si è cresciuti diventa ridicolo»): a lui, nemmeno un gesto di eroico altruismo garantisce sincera riconoscenza, se non affetto; l’apocalittico scenario prospettato appare immediatamente sconfortante, desolato, cinico, percorso da una cifra cruenta (il topos del sangue accumuna quasi tutte le storie) che solo uno stile impeccabile riesce a controllare e a sublimare liricamente lasciando, nonostante tutto, intravedere gesti di umanità e amore.

Magari paradossalmente espressi “dando la morte” - Eros e Thanatos - quella che Leah («un errore e una delusione per entrambi i genitori»), nel tragico cupio dissolvi di un resoconto/denuncia sul dramma dell’obesità, regala a Bunny (220 kg., sovrappeso a nove anni, hot dog, burro, zucchero e un l. di yogurt divorati insieme, tre ragazze baciate per errore, edemi linfatici, diabete e pressione non più calcolabili), o quella a cui Bill condanna lucidamente l’amico, in Ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura («i pochi giorni che verranno sono più importanti per me che per te»), durante una spedizione nella foresta amazzonica segnata dalla joyciana epifania dei pipistrelli, ma anche dalla dimensione metaletteraria di un “diagramma della morte” redatto disperatamente dalla vittima stessa la quale rievoca, negli atti brutali della sopravvivenza, «il mondo incantevole e tenero dei giochi dell’infanzia».

Sempre ricorrente l’Eden di un passato che tutti i protagonisti rimpiangono dopo averlo tenacemente negato: anche se ciò significa confrontarsi con un oggetto/evento che ha segnato indelebilmente il loro futuro, come La pistola (l’intreccio è scandito da ben tre prolessi) con cui Daniel e Sean hanno ucciso la loro adolescenza, prima del capriolo che inonda di sangue una traumatica esperienza mai rimossa né rielaborata da un “ego” adulto privo di vera identità. E da un accadimento simbolico - che trasfigura in senso spesso metafisico i dati realistici e avvicina lo scrittore a Don DeLillo, al Coetzee di Aspettando i barbari e certamente a Franz Kafka più che a Barnes o Carver - può avviarsi l’irreversibile discesa agli inferi del degrado e dell’autodistruzione.

Accade al vincente, talentuoso Gavin («tutto impeto e sicurezza, narcisismo smisurato, brillante comunicatore privo di inconscio, parte vitale che può guastarsi facilmente ma è di difficile accesso», in un racconto la cui atmosfera iniziale potrà ricordare Le correzioni di Franzen, prima di approdare a prospettive tragicamente kafkiane), il quale, durante la vigilia di Natale in casa della sua tranquilla famiglia borghese radunatasi per l’occasione, spara (gioco o pulsioni represse?) a un Selvatico straniero misteriosamente comparso/evocato, come proiezione inconscia e onirica dell’ipocrisia di rapporti logorati e insinceri, pagando per tutti ma, forse, salvando tutti. Accade a Carol la quale, sfumate le promesse di una vita professionale e sentimentale felice, torna alla Madre (quanti ”ragazzi che se ne andarono di casa” fanno ritorno all’archetipo genitoriale nel libro!) per salvarla, colpevolmente tardi, dall’abbrutimento di una «esistenza limitata e sudicia» prima di finire anch’essa coinvolta nell’imbarbarimento allucinato e umiliante di una “non vita”… ma accanto a lei si materializzerà una presenza a sussurrarle Respira.

Uno squarcio di cielo, comunque, l’autore lo lascia trasparire: è dove spicca il volo Arianna da L’isola di Nasso, trasformata in Corona Borealis, costellazione perenne a perenne dono degli Dei, dopo essere stata abbandonata da Teseo e costretta, per sopravvivere, a nutrirsi delle viscere pulsanti di uccelli vivi, alla fine tanto simile al bestiale, sventurato fratello, figlio di sua madre Pasifae - «un foglio bianco su cui gli uomini hanno scritto le loro storie» - e di un toro. Lei, che già «sognava, in piedi a prua con il suo promesso, la città di lui dove si sposeranno, il matrimonio - guizzi di fiamme nei candelabri, coppe d’oro - la camera nuziale, una nuvola di cotone egizia nel letto», si vede (sogno/incubo rivelatore) proiettata in un arazzo: altra forma di eternità, in fondo, e qui Haddon, che in uno dei racconti più intriganti ha voluto confrontarsi con il mito del Minotauro, avrebbe pensato al quadro di Angelika Kauffmann del 1870 (compare «la nave [di Teseo ndr] che veleggia sicura», per quanti vorranno verificare l’immagine iconografica) o al bellissimo dipinto di Evelyn De Morgan (1877).

Le straordinarie e definitive riletture di Jorge Luis Borges e Friedrich Dürrenmatt  hanno consacrato l’immagine moderna di un essere sensibile e infelice, vittima incolpevole delle perversità degli umani, addirittura emblema della diversità perseguitata: e a questa interpretazione l’autore aderisce («suo fratello assomigliava davvero ad un mostro qualche volta […] le posava la testa in grembo e le raccontava quello che gli facevano gli uomini per divertirsi, poi si metteva a piangere e voleva uccidersi perché finisse tutto») scegliendo, brillantemente, di conferire spessore letterario all’affettuosa e ingannata sorella, figlia di Minosse, con un risultato che  pare veramente unico. È il cielo “da” dove ritorna Clare (La lupa e il picchio) - due lauree in fisica, senza genitori né vocazione al matrimonio - astronauta sulla Halcyon, stazione orbitale a 300 milioni di km dalla Terra per «onore, orgoglio, dovere, amore per il proprio paese, desiderio di lasciare un buon ricordo?».

In un plot narrativo che ricorda molto Momenti di umanità nella III guerra mondiale di DeLillo (1983, pubblicato ne L’angelo Esmeralda, Einaudi 2013), riaffiorano frammenti di un trascorso lontano (affidati non di rado al cinema, un vero omaggio), di un presente apocalittico e indistinto - ad es. inondazioni in Bangladesh, Fukushima finalmente in sicurezza, Brad Pitt muore di cancro - sino a quando si verifica il disastro: la deriva nello spazio, operazioni estreme, morte indotta con il Moxin per chi non ce la fa a sopportare i ricordi o l’idea di scomparire nel flusso delle Galassie. Ma non tutto è perduto e la speranza è affidata a…

Sì, Mark Haddon è veramente tornato. 2



 

NOTE

1] Francamente non vediamo «alcun Dio pieno di compassione ma impotente che dall’alto osserva il dolore e la grazia nascosti in ogni dramma», come si legge nella seconda di copertina.

2] Non ce ne voglia l’editore, ma anche il giudizio, in quarta di copertina, del critico del “Library Journal” ci lascia interdetti: va bene la bellezza dei racconti, ma che la conseguenza sia «la caduta della mascella»…Con preoccupazione e, insieme, vago sollievo notiamo invece l’assenza della valutazione di Michiko Kakutani.


I ragazzi che se ne andarono di casa in cerca della paura

trad. Monica Pareschi

Torino, Einaudi, 2017, p. 304, € 20,00

Mark Haddon è nato nel 1962 e vive a Oxford. Ha conosciuto un successo mondiale di pubblico e di critica con Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (2003), diffuso e letto anche nelle scuole come altri libri per ragazzi da lui scritti. È autore di sceneggiature per la televisione e di una raccolta di poesie Il cavallo parlante e la ragazza triste e il villaggio sotto il mare.

 
ISSN 2280-6091

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