Anno XI, 22 | 09 | 2017
Lu.Mar. - Una fragilità impossibile ("A Ciambra", un film di Jonas Carpignano) PDF Stampa E-mail
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UNA FRAGILITA’ IMPOSSIBILE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fotogramma dal fim

 

A CIAMBRA

UN FILM DI JONAS CARPIGNANO

produttore esecutivo MARTIN SCORSESE

produz. Italia/Francia/Germania, 2017

distribuzione ACADEMY TWO

°°°°

A CIAMBRA, un film vigoroso, straordinario, imprevedibile, è il secondo lungometraggio del regista trentatreenne JONAS CARPIGNANO. Nato a New York (USA) da padre italiano e da madre afro-americana originaria delle Barbados, cresciuto ‘a pane e Visconti’ come ama dire ricordando il nonno regista di caroselli pubblicitari, Jonas si è formato alla WesleyanUniversity, laureandosi nel 2006. Ha studiato alla scuola di cinema della New York University, al SundanceScreewriters&Directors Lab dove ha conseguito l’ambito riconoscimento del Sundance/Mahindra Global Filmmaking Award. Un inizio folgorante che l’ha portato verso altri importanti traguardi. Lo stesso “A Ciambra” ha inizio da un corto dall’omonimo titolo presentato nel 2014 in prestigiose manifestazioni. Ha ricevuto il ‘Discovery Award’ al Festival de Cannes, il ‘Grand Jury Prize, Audience Award’ al Miami International Film Festival, l’‘Audience Award’ del Park Grove Award Stockholm International Film Festival…

Ed ora, dal 31 agosto, arriverà nelle sale cinematografiche italiane, il lungometraggio “A Ciambra” che, presentato alla ‘Quinzaine des Rèalisateurs’ del Festival di Cannes 2017, si è subito aggiudicato il ‘Label Cinemas Award’ come miglior film europeo. L‘autorevole riconoscimento permetterà al film il sostegno dell’Europa Cinemas Network. Inoltre sarà presente al prossimo Toronto Film Festival, nei giorni tra il 7 e il 17 settembre e concorrerà per gli Europe Film Awards, gli Oscar europei, che saranno assegnati il prossimo 9 dicembre a Berlino.

Che cos’è “A Ciambra”?

Un’addensata comunità ai margini di Gioia Tauro costituita da rom, un luogo dove brucia ‘la rama’ tre volte a settimana (matasse di rame buttate tra le fiamme al fine di far sciogliere la copertura in plastica per poi metterle sul mercato). Qui scopriamo la famiglia Amato, con la quale il regista ha un impatto iniziale rabbioso dovuto al furto della sua Fiat Panda, carica di tutte le apparecchiature cinematografiche per girare “A Chjana” (il corto da cui scaturirà “Mediterranea”, il suo primo, pluripremiato, lungometraggio ambientato a Rosarno, nella piana di Gioia Tauro, che racconta il viaggio avventuroso di due immigrati africani, sbarcati in Italia nel tentativo di rifarsi una nuova vita).

Siamo nel 2011, è appena morto Emiliano Amato, il capostipite della famiglia, quando Jonas entra nella Ciambra ed è costretto ad aspettare tre giorni dalla fine dei funerali prima di iniziare le trattative per la restituzione della Panda. A Gioia Tauro usa fare così: quando sparisce un’automobile ci si rivolge agli zingari.

Fu presto conquistato dalla Ciambra, dall’energia dei suoi abitanti, in particolare dal giovane Pio Amato, appena undicenne all’epoca, e da Damiano, suo fratello maggiore, con il quale avrebbe voluto lavorare fin da subito. Ma dovette accontentarsi per il corto di “A Ciambra” di avere come interprete Cosimo, il fratello gemello di Damiano.

Con il passar del tempo e la complicità di Pio, attratto da Jonas dal primo incontro, tanto da seguirlo silenzioso ovunque, sempre stretto nella sua giacca di pelle nera con la sigaretta in bocca, riuscì a scardinare la diffidenza di Damiano convincendolo a partecipare al lungometraggio nel ruolo di Cosimo.

La musica pop sarà un altro elemento che unirà Pio a Jonas. Gli stessi gusti musicali li fanno entrare in sintonia. Baby K.con “Chiudo gli occhi e salto” s’inserisce giustappunto nel film, come pure “Faded” del dj svedese Alan Walker sulla scena del finale. Per questo motivo è fondamentale seguire la musica ascoltata dai personaggi dello schermo.

Dan Romer è, invece, il compositore a cui è affidata la riuscita colonna sonora in originale.

Pio e la sua curiosità di conoscere il mondo di Jonas, lo porteranno ad entrare in contatto con lui tanto da lavorare non solo nel lungometraggio “Mediterranea” ma anche nel corto“A Ciambra”. Sono passati così tre anni, durante i quali si conoscono meglio, il loro rapporto diventa speciale come quello fra Pio e Koudous Seihon, il protagonista di“Mediterranea”, burkinabè in Italia in cerca di fortuna. Nel film “A Ciambra” Koudous ricoprirà il ruolo di Ayiva, l’amico dai sogni e dalle azioni proiettati in un riscatto della sua condizione, che introdurrà Pio nella comunità africana di Gioia Tauro.

Jonas, nel frattempo, elabora la sceneggiatura del film conquistandosi giorno dopo giorno la fiducia della famiglia Amato che capisce come le sue motivazioni siano dettate dal desiderio di conoscerli meglio e non di giudicarli, come ha fatto spesso la stampa con retoriche criminalizzanti. Piano, piano entra nelle loro abitudini, si accosta alle loro anime, restituendo dignità a un popolo da sempre marginalizzato, non li condanna, né li salva, ma osserva attento e con umana pietas le dinamiche emozionali che interagiscono nella comunità, vivendole insieme a loro. Lo sguardo della macchina da presa sarà un tutt’uno con gli accadimenti.

“Non sono ladri…rubano solo per sopravvivere” afferma Jonas, rappresentando il rispetto che le fortissime ‘ndrine locali tributano ai rom e la distanza che invece prendono dai migranti africani, più disposti al lavoro bracciantile e alla mercificazione sessuale.

Entra in campo, in una breve e significativa scena, anche la figura di Emiliano, nonno di Pio, di radici slovene che racconta la sua nascita sotto la cappa del cielo, su di un carro, di cui vediamo i resti di due ruote.“Noi, dirà, vivevamo per strada… eravamo liberi, senza padroni …eravamo liberi contro il mondo”. E’ questa la forza e il limite della gente rom, l’appartenenza a un mondo chiuso in cui nessuno potrà mai diventare uno di loro. Sul tema, mi viene in mente una canzone di Giorgio Gaber: L'appartenenza/non è un insieme casuale di persone/ non è il consenso a un'apparente aggregazione/l'appartenenza è avere gli altri dentro di sé.

Il film si avvale di un team molto affiatato di tecnici, dalla consolidata collaborazione, come quella con il montatore Alfonso Gonçalves, conTim Curtin per la fotografia, con Marco Ascanio Viarigi per la scenografia, con Giuseppe Tripodi per il suono e per i costumi con Nicoletta Taranta.

Prestigiosa la partecipazione di Martin Scorsese come produttore esecutivo, che visionando i lavori precedenti di Carpignano, sulla spinta dei suoi produttori iniziali, i brasiliani della RT Features ela Stayblack Productions, decide di sostenere il film attraverso il suo fondo per registi emergenti con la SiKelia Productions, a cui s’aggiunge infine Rai Cinema. Un rapporto molto particolare quello che s’instaura fra Scorsese e Carpignano. Scorsese non controlla mai i giornalieri, richiede solo di vedere il premontato e in quel momento entra in gioco, seguendo di persona il montaggio.

…Scorsese mi ha spinto - dichiara Jonas Carpignano in conferenza stampa- a trovare un equilibrio tra i lati più sperimentali del racconto e la struttura più tradizionale del romanzo di formazione.” E sembra che ci sia l’intenzione di proseguire questa proficua relazione anche per il prossimo film di Carpignano, che prenderà avvio ancora una volta da Gioia Tauro.

Vorrei ricordare di “A Ciambra” un altro aspetto singolare. E’ girato in 16 mm invece che in digitale perché a detta dell’autore “le riprese in digitale sono troppo definite, in quanto danno la sensazione di essere lì in quel momento e che la cosa possa continuare per sempre.” A differenza della pellicola che tecnicamente racconta una storia a termine.

In questo percorso di Pio che diventa adulto a soli 14 anni, saltando la fase dell’adolescenza, ricalcando le orme del fratello Cosimo, arrestato per furto insieme al padre. C’è la disperazione di chi è consapevole che ora tocca a lui mantenere la numerosissima famiglia, mentre vorrebbe rifugiarsi ancora nell’abbraccio materno. Una fragilità che non può permettersi perché deve vivere con durezza e autonomia di giudizio un ruolo più grande di lui.

La vicenda si dipana tra realismo e finzione, incentrata sulle emozionanti peripezie che Pio affronta con scaltrezza e cinismo determinato, nonostante le difficoltà a volte causate dal suo analfabetismo, destreggiandosi tra le varie realtà del luogo: gli italiani e gli immigrati africani.

Un altro pregio del film è costituito dal percepire la criminalità in modo sottile, non aggressivo, senza esibizione di violenza “come se fosse un contagio di cose liquide”. Come pure affascina la rappresentazione del passato nella cultura rom, che viene incarnata nella visione onirica di un possente e magnifico cavallo che trascina lo spettatore nei sentieri del tempo.

E la domanda che ti fai, alla fine del film, è: sono capace di tagliare con le mie radici, in nome di valori come la giustizia, l’amicizia, l’amore cosmico?

Che cosa sceglieresti fra la famiglia che erediti e gli ideali che hai?

Che cosa farà Pio?

 
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