Anno XI, 22 | 09 | 2017
74^ Mostra del Cinema di Venezia - Accoglienza poco benevola per "Mother!" di Darren Aronofsky PDF Stampa E-mail
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VENEZIA 74, MOTHER! IL MAGNIFICO FALLIMENTO DI ARONOFSKY (MA BISOGNA SEMPRE DIFFIDARE DEI DISSENSI FESTIVALIERI)

°°°°

C’è un’ambizione profonda e consapevole in Mother!, il primo film di Darren Aronofsky che rifiuta di lavorare assecondando la logica, ma procedendo con un misto di narrazione e suggestione, imbastendo un’allegoria così smisurata, onnicomprensiva ed evocativa da prestarsi a tantissime interpretazioni e letture diverse. Stavolta il regista ha superato la poetica di The Fountain.
In questo film tutto primi piani in cui per una buona metà si nota un lavoro minimo sull’immagine – Aronofsky sembra puntare tutto sul sonoro (quello sì magistrale) e sul ruolo che riveste nella comprensione di quanto accade - una coppia che abita in una casa di campagna (per aiutare lui a trovare l’ispirazione per le sue poesie) riceve la visita di qualcuno, uno sconosciuto che, di evento in evento, porterà con sé altra gente fino al momento in cui tutti perdono il controllo.

La vita sentimentale, l’ispirazione, l’arte, i ruoli di uomo e donna, la generazione di una nuova vita ma paradossalmente anche i social network, la nuova gestione della fama, il rapporto con gli altri e la necessità di ripartire dalle ceneri di un rapporto per crearne un altro, c’è tutto questo ma anche nulla di tutto ciò in Mother!, visto come incede a grandi passi nel territorio dell’onirico e del metaforico, aprendosi di continuo strade diverse. La casa/alcova marcisce o rinasce assieme alle peripezie dei personaggi, fiorisce e deperisce assieme alla madre del titolo, viene distrutta ma anche alimentata dagli sconosciuti che sono accolti o la invadono. Aronofsky sembra intenzionato a descrivere il mondo complesso di sensazioni contrastanti che nasce nell’intimo di una donna, senza però controllare mai questo flusso surreale. Il risultato è un film che è facile detestare ben oltre i suoi difetti reali o presunti.


Addirittura Mother! è così denso di riferimenti ed eventi diversi, fa così spesso appello (nella seconda parte) a tante immagini appartenenti all'immaginario collettivo, da rimandare in certi punti alla Bibbia (suggerita non solo dalla generazione di una nuova vita ma anche da alcuni elementi portati in dono, vassoi, frutta, calici…), e persino al problema dell’immigrazione. Specie quest’ultimo elemento – ossia assumere con lucidità quasi provocatoria una posizione anti-immigrati - spiega in parte il diluvio di fischi che ha ingenerosamente sommerso il film durante la prima proiezione riservata alla stampa, sempre politically correct (ma i dissensi non ci impressionano, era successo anche con Il Cigno Nero, diventato poi un classico contemporaneo, ndr). Di certo, Mother! non è stato aiutato da un impianto metaforico un po' scontato: lo scantinato sede dell’inconscio, il diamante simbolo di una purezza desiderata da tutti ma fragilissima… Come non lo aiuta il voler suscitare con ogni mezzo un violento senso di fastidio nello spettatore.

Non si può insomma dire che Aronofsky stavolta abbia giocato sul sicuro. Purtroppo nemmeno che sia riuscito del tutto nel suo intento. Mother! sembra un magnifico, intrigante fallimento, sia per intenti che per realizzazione. Troppo vago e allusivo nei momenti chiave per rimanere in piedi. Troppo indeterminato, e privo della coerenza utile a creare quel contrasto tra un potente disagio e la strana palingenesi a cui tanto anela. Il primo (il disagio) è forte è chiaro, è la sensazione che questo regista sa creare meglio, invece la seconda, l’esigenza di costruire e di stare insieme, il bisogno di un altro al netto delle frustrazioni e delle incomprensioni, è molto più sfumato e affidato alla perspicacia di uno spettatore probabilmente distratto dall'irritazione.
Va sottolineata l'ottima interpretazione di Michelle Pfeiffer, assente dagli schermi da un po' di tempo, che rivedremo presto nel nuovo Assassinio sull'Orient-Express di Kenneth Branagh.


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