Anno XI, 22 | 09 | 2017
Redazionale - Teatro Biondo Palermo, Stagione 2017-18 PDF Stampa E-mail
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Pagina curata da LUCIA TEMPESTINI e AGATA MOTTA


 

TEATRO BIONDO PALERMO

Stagione 2017-18

 

sala strehler

dal 17 al 27 ottobre 2017

Centomila, uno e nessuno

La curiosa storia di Luigi Pirandello

di Giuseppe Argirò

regia di Giuseppe Argirò
con Giuseppe Pambieri
produzione Teatro Biondo Palermo


Un viaggio ironico e appassionato nel multiforme universo dello scrittore siciliano, un ritratto inedito disegnato attraverso le figure più significative della sua vita, delle sue opere e del suo pensiero. Giuseppe Pambieri racconta gli aspetti meno noti della vita di Pirandello: dal rapporto con la domestica Maria Stella, che nutrì l’immaginazione religiosa dell’autore e il suo mondo magico popolare, tanto da guadagnarsi una citazione nella prefazione dei Sei personaggi, alla figura del precettore, custode del suo apprendistato culturale, dai tumultuosi anni giovanili e dal rapporto conflittuale con il padre al soggiorno tedesco e agli amori, specchio di un immaginario erotico ossessivo e di una personalità complessa e tormentata.

 

 

sala grande

dal 27 ottobre al 5 novembre 2017

Bestie di scena

scritto e diretto da Emma Dante

con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola, Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier, Emilia Verginelli
e con Daniela Macaluso e Gabriele Gugliara
elementi scenici Emma Dante
luci Cristian Zucaro
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Atto Unico – Compagnia Sud Costa Occidentale / Teatro Biondo Palermo / Festival d’Avignon

 


È nato a Palermo lo scorso anno, durante intense sedute di prova al Teatro Biondo, lo spettacolo più discusso dell’anno. Accolto con enorme successo di pubblico al Piccolo Teatro di Milano, Bestie di scena ha aperto un acceso dibattito tra gli addetti ai lavori e i critici. Emma Dante ha realizzato la sua opera più estrema e personale, una riflessione sul teatro che diventa specchio del mondo.

«In Bestie di scena – spiega la regista – c’è una comunità in fuga. Come Adamo ed Eva cacciati dal paradiso, le bestie finiscono su un palcoscenico pieno d’insidie e di tentazioni, il luogo del peccato, il mondo terreno. Lo spettacolo ha assunto il suo vero significato nel momento in cui ho rinunciato al tema che avrei voluto trattare. Volevo raccontare il lavoro dell’attore, la sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna e alla fine mi sono ritrovata di fronte a una piccola comunità di esseri primitivi, spaesati, fragili, un gruppo di “imbecilli” che, come gesto estremo, consegnano agli spettatori i loro vestiti sudati, rinunciando a tutto. Da questa rinuncia è cominciato tutto, si è creata una strana atmosfera che non ci ha più lasciati e lo spettacolo si è generato da solo».

 

 

sala strehler

dal 3 al 5 novembre 2017

Galois

di Paolo Giordano

interpretazione e regia Fabrizio Falco
con la partecipazione di Francesco Marino

scene Eleonora Rossi
costumi Gianluca Sbicca
luci Daniele Ciprì
musiche Angelo Vitaliano
aiuto regia Maurizio Spicuzza

produzione Teatro Stabile di Torino
in collaborazione con Minimo Comune TeatroOfficina Einaudi


Èvariste Galois (1811 – 1832) è una figura romantica e tragica al tempo stesso, che ricorda più il temperamento di un grande poeta piuttosto che quello di un uomo di scienza. Il suo lavoro ha posto le basi per la teoria che porta il suo nome, la teoria di Galois appunto, un’importante branca dell’algebra astratta. Lo scrittore Paolo Giordano, Premio Strega per La solitudine dei numeri primi, celebra la figura di Galois mescolando realtà e leggenda e consegnandoci, attraverso la forma di una lettera, un monologo-confessione di grande intensità. Ne viene fuori il ritratto di un meraviglioso personaggio dai tratti irruenti e passionali: la vocazione per la matematica, la militanza politica, le delusioni, le amicizie e gli amori, fino al duello in cui perse la vita la notte successiva al giorno in cui riuscì a mettere su carta il nucleo di quella che divenne la sua celebre teoria matematica.

In scena, nei panni di Èvariste Galois, è l’attore siciliano Fabrizio Falco, apprezzato sul grande schermo nel film di Daniele Ciprì È stato il figlio e ne La bella addormentata di Marco Bellocchio, ma che vanta anche una lunga militanza teatrale.

 

sala strehler

dall’8 al 12 novembre 2017

La sonata a Kreutzer

di Leone Tolstoj

versione teatrale e regia di Alvaro Piccardi
con Alvaro Piccardi
scene e costumi Lorenzo Ghiglia
produzione Teatro Biondo Palermo


Nel suo racconto, scritto nel 1889 e ispirato alla celebre sonata per violino e pianoforte di Beethoven, Tolstoj immagina che durante un viaggio in treno si accenda una discussione sui conflitti fra uomo e donna. Un viaggiatore si apparta con un altro viaggiatore e racconta la sua storia come una risposta esemplare alla discussione in corso.

Alvaro Piccardi riversa sulla scena il lucido e distaccato monologo dell’uxoricida per ripercorrerne le tappe fondamentali, dalla gioventù dissoluta e libidinosa al rapporto con le donne e con il sesso, al matrimonio, fino al dramma della gelosia e al delitto, percepito come semplice incidente. Uno spettacolo forte, violento, emotivo, che restituisce la drammatica attualità dei rapporti di coppia che incrociano pulsioni distruttive, smanie di possesso e ossessioni morbose.

«Mi sono tenuto il più possibile fedele alle parole di Tostoj – spiega Piccardi – e ho cercato di farmi sopraffare dalla sua modernità. Volevo evitare qualsiasi tentazione verso un compiacimento letterario che mi sembrava completamente estraneo alla brutalità sobria del suo linguaggio. La grandezza di Tolstoj è quella di non fare del suo protagonista un orco o un mostro, o un uomo in preda alla follia, ma di raccontarci la storia di un uomo normale e del mondo culturale che l’ha partorito. Mi è sembrato importante lavorare per trovare anche nel linguaggio i segni di questa normalità».

 

 

sala strehler

al 15 al 19 novembre 2017

Geppetto e Geppetto

di Tindaro Granata

Regia Tindaro Granata

con Alessia Bellotto, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Carlo Guasconi, Paolo Li Volsi, Lucia Rea, Roberta Rosignoli

regista assistente Francesca Porrini

allestimento Margherita Baldoni

luci e suoni Cristiano Cramerotti

movimenti di scena Micaela Sapienza
produzione Teatro Stabile di Genova / Festival delle Colline Torinesi / Proxima Res


Tony e Luca da anni formano una famiglia, e anche per loro arriva il desiderio di diventare padri. Come Geppetto nella favola, i due “danno” vita al proprio figlio, Matteo, con la pratica di procreazione G.P.A. (Gestazione per Altri). I primi anni di vita del bimbo sono pieni di gioia e di spensieratezza, fino quando la morte di uno dei papà induce Matteo a chiedere all’altro le ragioni per le quali lo hanno fatto nascere in una famiglia “diversa” e perché lo hanno voluto “a tutti i costi”.

Geppetto e Geppetto, come è stato osservato dalla critica: «Non è uno spettacolo-manifesto, evita ogni sorta di posizioni preconcette o forzature dimostrative. Vuole solo far riflettere, e in questo senso va dritto allo scopo. Cerca di smontare ogni morale precostituita, sia quella conservatrice che quella ritenuta “progressista”».

Lo spettacolo ha ricevuto il “Premio Hystrio Twister 2017” e il “Premio Nazionale Franco Enriquez 2017”; inoltre Tindaro Granata ha ottenuto il “Premio UBU 2016” nella sezione “Miglior progetto o Novità Drammaturgica”, mentre Angelo Di Genio ha vinto il “Premio ANCT 2016” per l’interpretazione del “figlio Matteo”.

 

 

sala grande

dal 17 al 26 novembre 2017

Il secondo figlio di Dio

Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti

scritto da Manfredi Rutelli Simone Cristicchi
regia Antonio Calenda
con Simone Cristicchi
musiche originali Simone Cristicchi Valter Sivilotti
scene e costumi Domenico Franchi
disegno luci Cesare Agoni
produzione CTB – Centro Teatrale Bresciano/ Promo Music


Dopo il grande successo di Magazzino 18 (200 repliche e decine di migliaia di spettatori), Simone Cristicchi torna a stupire il pubblico con una storia poco conosciuta ma di grande fascino: la vicenda incredibile, ma realmente accaduta, di David Lazzaretti, detto il “Cristo dell’Amiata”. Ne Il secondo figlio di Dio si racconta la grande avventura di un mistico e l’utopia di un visionario di fine ottocento, capace di unire fede e comunità, religione e giustizia sociale.

In cima a una montagna, davanti a una folla adorante di 4 mila persone, un uomo si proclama reincarnazione di Gesù Cristo. È il luglio del 1878. L’inizio di una rivoluzione possibile, che avrebbe potuto cambiare il corso della Storia.

Tra canzoni inedite e narrazione, il narratore protagonista ricostruisce la parabola di Lazzaretti, da figlio di carrettiere a predicatore eretico con migliaia di seguaci, il suo sogno rivoluzionario per i tempi, culminato nella realizzazione della “Società delle Famiglie Cristiane”: una società più giusta, fondata sull’istruzione, la solidarietà e l’uguaglianza. Un proto-socialismo che sposava i principi del Vangelo delle origini, citato e studiato anche da Gramsci, Tolstoj e Padre Balducci.

 

 

sala strehler

dal 22 al 26 novembre 2017

Guerrin Meschino

In pupitudine antica

da Il Guerrin Meschino di Gesualdo Bufalino

progetto di Miriam Palma
in un contesto scenico di Carlo Quartucci
con Miriam Palma (figura narrante e cantante) e Salvatore Bonafede (pianoforte)
produzione Teatro Biondo Palermo

 


Carlo Quartucci, esponente di spicco delle avanguardie teatrali degli anni ’70 e ’80, che aveva trasformato Erice in un fervido laboratorio teatrale con la sua “Zattera di Babele”, torna in Sicilia per realizzare al Teatro Biondo un singolare adattamento delle imprese cavalleresche di Guerrino detto il Meschino insieme a Miriam Palma, che su quest’opera lavora da anni. Partendo dal testo che Bufalino scrisse all’inizio degli anni ’90 ispirandosi alla celebre opera di Andrea da Barberino, Quartucci e Palma puntano sulla visionarietà del racconto e sulla musicalità della scrittura, con la complicità del pianista Salvatore Bonafede. Il leggendario Guerrin diventa metafora del teatro, un viaggio immaginifico nella “pupitudine antica”, con echi ed epifanie fiabesche, da Pinocchio a Paolo Uccello, da Kleist a Kounellis, da Don Chisciotte rivisitato da Mimmo Paladino ai fantocci pirandelliani: «Un paesaggio drammaturgico visivo e sonoro siciliano – spiega Quartucci – che inseguo da quarant’anni e che questo lavoro sul Guerrin Meschino, con Bufalino e la sua pupitudine, stanno facendo trasparire». «Piccole epifanie, appariscenti, intermittenti – aggiunge Miriam Palma – gesti, parole, storie confluiscono per reinventare il reale che, disciogliendo il contorno delle cose, attraverso la forza delle parole, le fa brillare».

 

 

sala grande

dall’1 al 10 dicembre 2017

Enrico IV

di Luigi Pirandello

 

adattamento e regia Carlo Cecchi
scene Sergio Tramonti
costumi Nanà Cecchi
assistente alla regia Dario Iubatti
con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò,
Dario Iubatti, Federico Brugnone, Remo Stella, Chiara Mancuso,
Matteo Lai, Emanuele Linfatti
produzione Marche Teatro


 

Carlo Cecchi torna a occuparsi di Pirandello nel 150° anniversario della nascita, dopo i memorabili allestimenti de L’Uomo, la bestia e la virtù e dei Sei personaggi in cerca d’autore, mettendo in scena uno dei testi più “pirandelliani” dell’autore siciliano. Un’indagine condotta sul confine tra follia e normalità, tra finzione e realtà, temi molto cari a Pirandello e allo stesso Cecchi, maestro nel rappresentare un teatro ironicamente sospeso tra verità e rappresentazione. In occasione del debutto di Sei personaggi il regista aveva dichiarato: «Con Pirandello ho un rapporto doppio: lo considero, come tutti, il più grande autore italiano. E anche il più insopportabile. Ma Pirandello è un punto focale, un nodo centrale nella tradizione del teatro italiano e va affrontato col rispetto che gli si deve». La critica, nell’applaudire Cecchi regista e interprete pirandelliano, ha sottolineato come la modernità, la freschezza e l’essenzialità siano caratteristiche fondamentali del suo teatro e come Cecchi sia capace di creare spettacoli acuti e sorprendentemente ironici, di folgorante semplicità.

Lo spettacolo narra la vicenda di un uomo, un nobile dei primi del Novecento, che da vent’anni vive chiuso in casa vestendo i panni dell’imperatore Enrico IV di Germania (vissuto nell’XI secolo), prima per vera pazzia, poi per simulazione ed infine per drammatica costrizione. L’amarezza vibrante di questa tragedia porta a un risultato di limpida bellezza, a una catarsi vera e propria; in Enrico IV, più che in altre tragedie, il pirandellismo vince i suoi schemi e attinge a una tensione interiore davvero universale.

 

 

sala strehler

dal 12 al 14 dicembre 2017

Tandem

di Civilieri Lo Sicco

ideazione e regia Sabino CivilleriManuela Lo Sicco

testo Elena Stancanelli

con Manuela Lo Sicco e Veronica Lucchesi

spazio musicale Davide Livornese

luci Cristian Zucaro

disegno e costruzione tandem Mario Petriccione

produzione Teatro Biondo PalermoAssociazione Civilleri/LoSicco


Il tandem è una scultura ingegnosa, inchiodata a un fulcro centrale, che tiene due corpi in equilibrio. È una macchina paradossale, concepita per il movimento ma costretta nella scena all’immobilità. Veicolo su cui vengono vissuti e condivisi sogni e conflitti, avventure e pericoli. È un mezzo che viene riparato e maltrattato, ma rimane l’unica possibilità di giocare la vita, è esso stesso metafora della vita.

Tandem invita lo spettatore a porre lo sguardo sul mondo dei giovani, sulla necessità di cambiamento, sui meccanismi di passaggio dalla gioventù al mondo degli adulti. In controluce si intravede la storia di Carlo Giuliani e di quei ragazzi che nel luglio del 2001, andando a Genova, pensavano di poter cambiare le cose.

 

 

sala grande

dal 14 al 23 dicembre 2017

Re Lear

di William Shakespeare

traduzione Cesare Garboli
regia e adattamento Giorgio Barberio Corsetti
con Ennio Fantastichini
e (in ordine di apparizione) Michele Di Mauro, Roberto Rustioni, Francesco Villano, Francesca Ciocchetti, Sara Putignano, Alice Giroldini, Mariano Pirrello, Pierluigi Corallo, Gabriele Portoghese, Andrea Di Casa, Antonio Bannò, Giordana Faggiano
scene e costumi Francesco Esposito
luci Gianluca Cappelletti
musiche composte ed eseguite da vivo Luca Nostro
ideazione e realizzazione video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno
produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro di Roma


In sintonia con il tema “Sovrani e impostori”, che quest’anno accomuna gli spettacoli della stagione, il Teatro Biondo e il Teatro di Roma propongono un nuovo adattamento del Re Lear di Shakespeare affidato a Giorgio Barberio Corsetti, considerato uno dei maggiori protagonisti del nuovo teatro italiano, con Ennio Fantastichini nel ruolo di protagonista.

Re Lear è, per antonomasia, la tragedia del potere, che descrive in tutte le sue sfumature, tra vanità, adulazioni, perfidie, crudeltà, per giungere, in ultima analisi, all’impossibilità di perseguire una reale giustizia. Un racconto epico, che interseca storie diverse per costruire un affresco su temi di grande attualità, e che Barberio Corsetti mette in scena con un linguaggio attualissimo coinvolgendo il pubblico.

«Lear avviene adesso – spiega il regista – nei nostri giorni, in un mondo fluttuante, dove l’economia e la finanza ci spingono da una crisi all’altra. È la storia del potere della successione, di padri e figlie, figli e padri… Lear vuole ritrovare la giovinezza perduta, abbandonare le cure del regno, il peso delle responsabilità, poter vagare con i suoi cavalieri da un palazzo all’altro, fare bagordi e occuparsi solo del proprio piacere; per combattere la solitudine e l’approssimarsi della fine si porta dietro un seguito colorato e chiassoso, di dubbia moralità. Questo seguito è rappresentato dal pubblico, che fin dall’inizio è chiamato in causa. Nel corso dello spettacolo il paesaggio si deforma, dalla favola si passa all’incubo, un viaggio verso le tenebre…».

 

 

sala grande

dal 5 al 14 gennaio 2018

Le Cirque Invisible

Victoria Chaplin e Jean-Baptiste Thierrée

con Victoria ChaplinJean-Baptiste Thierrée
luci Nasser Hammadi
suono Christian Leemans
produzione AskUs
in collaborazione con Théâtre du Rond-Point


Ne Le Cirque Invisible di Jean-Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin c’è posto soltanto per la fantasia. Il modo migliore per godersi lo spettacolo è osservarlo con lo sguardo di un bambino, abbandonandosi alla leggerezza che trasmette. È con questo stato d’animo che ci si deve accostare al petit-cirque di questi due grandi artisti, che hanno rivoluzionato il mondo del circo e del teatro originando quel meraviglioso cortocircuito che ha dato vita a tutto il noveau cirque. Jean-Baptiste Thierrée ha fondato la sua compagnia di circo nel 1970 e in quegli stessi anni ha conosciuto Victoria Chaplin, talentuosa figlia di Charlie Chaplin, che è divenuta la sua compagna d’arte e di vita.

Lo spettacolo è il trionfo dello stupore e dell’incanto: trucchi, battute, gag, acrobazie si susseguono incalzanti, lasciando il pubblico completamente avvinto da trovate curiose e irreali, il cui minimo comune denominatore è la leggerezza. Tutto nasce dalla genialità, dall’abilità e dalla fantasia dei due artisti, nei quali si condensa l’arte del clown e dell’acrobata, dell’illusionista e del fantasista.

Lo spettacolo ci trasporta con eleganza in una dimensione metafisica: adatto al pubblico d’ogni età, è però molto raccomandato agli adulti che hanno dimenticato la gioia dello stupore.

 

 

sala strehler

dal 10 al 21 gennaio 2018

C’era e c’era Giuseppe Schiera

di Salvo Licata

regia Enrico Stassi
con Salvo Piparo e Costanza Licata
musiche Costanza Licata
produzione Teatro Biondo Palermo


Torna, in una nuova messa in scena di Enrico Stassi, l’omaggio di Salvo Licata al “cantore beffardo” della Palermo popolare degli anni del fascismo. Peppe Schiera era nato nella borgata di Tommaso Natale nel 1898 e sarebbe morto, dopo una vita di stenti, da poeta-guitto, poeta-di-piazza, nel bombardamento del 9 maggio ’43 davanti al rifugio antiaereo di via Perez.

«Ai toni trionfalistici dei giornali, cinegiornali e manifestazioni ufficiali dell’epoca – scrive Licata – Schiera opponeva un controcanto, tutt’altro che sommesso, fatto di sberleffi e della più cruda realtà quotidiana. Per questo suo modo irriverente, conobbe i rigori del regime: olio di ricino, manganello e frequentissimi soggiorni in camera di sicurezza». Salvo Piparo reinterpreta, con la sua incontenibile verve, le irriverenti “sparatine” di Schiera, che sono l’anima del testo di Licata, originariamente interpretato da Giorgio Li Bassi e oggi arricchito con le musiche e i canti di Costanza Licata, che prolunga in scena l’impegno e la memoria del padre Salvo.

 

 

sala grande

dal 19 al 28 gennaio 2018

Il giuramento

di Claudio Fava
regia Ninni Bruschetta
con David Coco
produzione Teatro Stabile di Catania


Nel 1931 fu imposto a tutti i professori universitari di giurare fedeltà al regime fascista. Solo 12 professori su oltre 1200 rifiutarono di prestare giuramento. Mario Carrara, medico legale e docente di Antropologia criminale era uno di questi. Claudio Fava racconta la sua storia, che rappresenta i pensieri e i gesti di tutti coloro che ebbero il coraggio di dire “no”, consapevoli di andare incontro a conseguenze pesantissime per le loro vite professionali e personali. A guidarli, secondo Fava, fu «l’incapacità della menzogna, il rigore illuminista del sapere, la noia per liturgie del fascismo. Ma anche l’intuizione sul destino del paese, sul modo in cui furbizie e conformismi avrebbero trasformato l’Italia di quegli anni in una terra senza libertà e

senza decenza».

Ninni Bruschetta porta in scena il testo inedito di Claudio Fava nella convinzione che il rischio di nuove derive fasciste sia forte ancora oggi: «Ci siamo veramente liberati del fascismo? – si domanda il regista – Questa storia vera, che Claudio ha riscritto in forma teatrale, è una guida, un insegnamento di coerenza e di rigore che non attiene solo ai casi estremi o addirittura storicizzati come il fascismo ma è necessario per la vita stessa, perché quando ci pieghiamo alla prepotenza, alla volgarità della violenza in qualsiasi sua forma, siamo già morti».

 

 

sala strehler

dal 26 al 28 gennaio 2018

Acqua di colonia

di Elvira Frosini e Daniele Timpano

regia e interpretazione Elvira FrosiniDaniele Timpano
consulenza Igiaba Scego
voce del bambino Unicef Sandro Lombardi
aiuto regia e drammaturgia Francesca Blancato
scene e costumi Alessandra MuschellaDaniela De Blasio
disegno luci Omar Scala
produzione Accademia degli Artefatti / Kataklisma Teatro
con il contributo di Romaeuropa Festival / Teatro della Tosse
con il sostegno di Armunia Festival Inequilibrio


La coppia Frosini-Timpano si confronta, con la leggerezza e l’ironia di sempre, con un rimosso importante della storia e dell’identità italiana: il colonialismo.

Una storia iniziata già nell’Ottocento e protrattasi per oltre sessant’anni ma che, nell’immaginario comune, si riduce ai soli cinque anni dell’impero fascista. Una serie di eventi assopiti che, nonostante tutto, plasmano ancora oggi il nostro immaginario insinuandosi in frasi fatte, luoghi comuni, canzoni, letteratura, perfino fumetti e cartoni animati. Nell’immaginario collettivo Somalia, Libia, Eritrea ed Etiopia, le nostre ex colonie, sono solo un insieme di oasi, tutte uguali, sparse in un unico grande deserto. Come possiamo rapportarci con gli estranei che bussano alle porte dell’Europa se sappiamo così poco di loro? Frosini-Timpano sciorinano sul palco fatti storici, documenti e mitologie contemporanee frantumando l’utopia (già in polvere) della società post-razziale.

Come durante il colonialismo l’Africa era, per la popolazione italiana, un concetto o una pura astrazione, così oggi, ci dice il duo: «I profughi, i migranti che ci troviamo intorno, sull’autobus, per strada, sono astratti, immagini, corpi, realtà la cui esistenza è irreale: non riusciamo a giustificarli nel nostro presente», e i postumi dell’età coloniale ci appaiono: «Come un vecchio incubo che ritorna, incomprensibile, che ci piomba addosso come un macigno».

 

 

sala grande

dal 9 al 18 febbraio 2018

Tamerlano

di Luigi Lo Cascio

tratto da Tamerlano il Grande di Christopher Marlowe
regia Luigi Lo Cascio
scene e costumi Nicola ConsoleAlice Mangano
musiche Andrea Rocca
luci Pasquale Mari
con Vincenzo Pirrotta
produzione Teatro Biondo Palermo


Luigi Lo Cascio è autore e regista di un’inedita riscrittura del capolavoro di Christopher Marlowe, il più controverso autore elisabettiano. Eccessivo, strabordante, visionario come il suo autore, Tamerlano è il racconto della smisurata bramosia di potere del protagonista, leggendario condottiero turco-mongolo vissuto nel XIV secolo. Una figura titanica, eroe violento e sanguinario, che aspira a un’illimitata potenza ma che diventa vittima della sua stessa ossessione distruttiva, metafora di un potere senza freni che divora se stesso.

«Con immenso piacere tornerò a lavorare con Vincenzo Pirrotta – afferma Luigi Lo Cascio – Cercherò, insieme a lui, di trovare ciò che ancora, di quelle parole lontane, può continuare a riguardarci. Sarà molto interessante provare a individuare i modi e le forme che rendano scenicamente possibile il racconto di questa tensione febbrile verso la conquista e la devastazione».

 

 

sala strehler

dal 26 al 28 gennaio 2018

Goliarda music-hall

di Paola Pace

con Paola Pace
da L’arte della gioiaIl filo di mezzogiornoAncestraleElogio del bar
di Goliarda Sapienza
drammaturgia Francesca Joppolo e Paola Pace
consulenza artistica Angelo Pellegrino
assistente alla regia Maria Teresa De Sanctis
musiche Lelio GiannettoMarcello Savona eseguite dal vivo
canzoni rap Lorenzo Affronti
scene Fabrizio Lupo
costumi Dora Argento
luci e video Melqart production
produzione Associazione Teatrale Vambarapam




Goliarda music-hall non è un musical, è il condominio vivace e colorato, drammatico e ironico, maldestro e poetico dove abitava Goliarda Sapienza, l’attrice e scrittrice siciliana la cui opera è stata finalmente riscoperta e valorizzata dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1996.

È anche una fondamentale seduta terapeutica con lo psicanalista grazie al cui metodo, “scandaloso e carnale”, Goliarda guarì. È il delirio post-elettroshock, è un soliloquio affastellato di fantasmi veri o sognati, che appaiono e scompaiono come gli spiriti dei morti. È un sogno e un incubo popolato dalle figure mitiche della sua vita: Maria Giudice, la madre rivoluzionaria; il padre, l’avvocato Sapienza, detto l’avvocato dei poveri; i numerosi fratelli e sorelle; Modesta, la carusa monella e libera; Carmine, l’uomo che tutte le donne vorrebbero incontrare; la principessa Gaia; Tuzzu, il contadino tenero; Nina l’anarchica; Roberta la brigatista.

Goliarda music-hall è, infine, il letto sfatto di una notte insonne dove Goliarda incomincia a scrivere furiosamente poesie, accompagnata da una musica interiore che la farà danzare e vivere con gioia tutta la vita, fino in fondo, senza menzogna.

 

sala strehler

dal 14 al 25 febbraio 2018

Fratelli

dal romanzo di Carmelo Samonà
drammaturgia e regia Claudio Collovà
con Sergio Basile e Nicolas Zappa
scene e costumi Enzo VeneziaClaudio Collovà
musiche Giuseppe Rizzo
produzione Teatro Biondo Palermo


Ispirato al romanzo omonimo di Carmelo Samonà (pubblicato nel 1978) lo spettacolo affronta il tema della malattia attraverso un congegno narrativo di grande impatto. Samonà è stato un intellettuale di grande levatura e i suoi romanzi vennero accolti come veri e propri casi letterari. Fratelli nasce dal silenzio, dal vuoto dell’uomo, la sua malattia congenita è la solitudine. I due fratelli del racconto vivono isolati in un vecchio appartamento, dove soltanto a sprazzi arriva il flebile impasto sonoro della città. Non esiste nulla di stabile, di preciso, di definito: sembrerebbe un aleggiare di corpi e voci che si battono contro ostacoli invisibili. La regia spezza l’io narrante per convivere tra i due personaggi in un rimbalzo di emozioni che segue l’andamento tortuoso del testo.

 

 

sala strehler

dal 27 febbraio all’1 marzo 2018

De revolutionibus

Sulla miseria del genere umano

di Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi

da due Operette di Giacomo Leopardi
di e con Giuseppe CarulloCristiana Minasi
scene e costumi Cinzia Muscolino
scenotecnica Pierino Botto
luci Roberto Bonaventura
produzione Compagnia Carullo-Minasi


Due attori comici con un carro di Tespi, in una partitura raffinata di gesti e parole, “giocano” i personaggi di due Operette morali di Leopardi – Il CopernicoGalantuomo e Mondo – per giungere ad amare e ironiche riflessioni sulla nullità del genere umano. Uno spettacolo sulla “miseria” intesa come valore e insieme condanna.

Se ne Il Copernico l’uomo, ricollocato ai margini dell’universo, può sperare nell’arte poetica, dunque nel rivoluzionario mirare alla profondità della propria miseria, in Galantuomo e Mondo la rivoluzione procede al contrario e diventa involuzione, disegnando gli estremi d’un freddo quadro di miseria. La prima “Operetta infelice e per questo morale” si ribalta lasciando il posto ad un’“Operetta immorale e per questo felice”.

 

 

sala grande

dal 23 febbraio al 4 marzo 2018

Medea

di Euripide

traduzione Umberto Albini

regia Luca Ronconi ripresa da Daniele Salvo

scene Francesco Calcagnini riprese da Antonella Conte

luci Sergio Rossi riprese da Cesare Agoni

costumi Jacques Reynaud ripresi da Gianluca Sbicca

con Franco BranciaroliAntonio ZanolettiAlfonso venerosoTommaso CardarelliLivio RemuzziElena Polic GrecoElisabetta ScaranoSerena Mattace RasoArianna di StefanoFrancesca MariaOdette Piscitelli

Alessandra SalamidaRaffaele BisegnaMatteo Bisegna

produzione Centro Teatrale Bresciano / Teatro de Gli Incamminati / Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa


Franco Branciaroli è di nuovo protagonista della storica edizione di Medea diretta da Luca Ronconi nel 1996, riallestita da Daniele Salvo. Un omaggio al grande maestro, scomparso nel 2015, da parte di uno degli artisti che ha lavorato con lui più a lungo e in maggiore vicinanza (basti ricordare spettacoli impressi nella memoria collettiva come La vita è sognoPrometeo incatenatoLolita), e un’occasione imperdibile di rivedere una delle pietre miliari della storia registica ed interpretativa del secondo Novecento, che vede Branciaroli nei panni femminili di Medea.

Se le letture in chiave psicologica di Medea portano a considerare questo personaggio il prototipo dell’eroina combattuta tra il rancore per il proprio uomo e l’amore per i propri figli, e le analisi sociologiche tendono a trasformare la principessa della Colchide in una sorta di precorritrice del movimento femminista, in realtà Medea – per Ronconi – è il prototipo del minaccioso impersonato da uno straniero, che approda in una terra che si vanta di avere il primato della civiltà. La sua esclusione è dovuta a paura di questa minaccia.
«Medea – leggiamo nelle note di regia di Ronconi – è una “minaccia”, una “minaccia” che incombe imminente anche sul pubblico». “Io non interpreto una donna – spiega Branciaroli – sono nei panni di un uomo che recita una parte femminile, è molto diverso. Medea è un mito: rappresenta la ferocia della forza distruttrice. Rimettiamoci nei panni del pubblico greco: vedendo la tragedia, saprà che arriverà ad Atene una forza che si accanisce sulle nuove generazioni, i suoi figli: “Medea dallo sguardo di toro”, come viene definita all’inizio. Lei è una smisurata, dotata di un potere sinistro, che usa la femminilità come maschera, per commettere una serie mostruosa di delitti: non è un caso che la prima a cadere sia una donna, la regina, la nuova sposa di Giasone».

 

sala grande

dal 6 all’8 marzo 2018

Dieci storie proprio così – Terzo atto

da un’idea di Giulia Minoli

drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli
regia Emanuela Giordano
musiche originali Tommaso di Giuli
aiuto regia Tania Ciletti
con Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba,
Valentina Minzoni, Alessio Vassallo
e con Tommaso Di Giulio (chitarre) e Paolo Volpini (batteria)
produzione Teatro di Roma / Teatro Stabile di Torino / Teatro Stabile di Napoli / Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con The Co2 Crisis Opportunity Onlus / Teatro Biondo Palermo


Torna al Biondo di Palermo, che stavolta lo produce, lo spettacolo di Giulia Minoli che nasce a partire dalle storie raccontate dai parenti delle vittime della mafia, dai volontari e da chi senza paura si attiva per creare alternative al degrado che produce la criminalità organizzata. Arricchito di nuovi interventi musicali e narrativi, grazie alle testimonianze raccolte, elaborate e messe in scena nella città in cui lo spettacolo viene rappresentato, Dieci storie proprio così – Terzo atto è il ritratto di un’Italia spesso ai margini della cronaca e lontana dai riflettori ma che per fortuna esiste e continua a lottare. Lo spettacolo è soprattutto una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. È lo svelamento dei complessi legami che si intrecciano tra economia “legale” ed economia “criminale”, legami che uccidono il libero mercato e minacciano gravemente il nostro futuro. «Con questo Terzo atto – spiegano le autrici – vogliamo proiettarci in avanti, per capire come l’infiltrazione delle mafie, anche al nord, stia cambiando il nostro Paese e il nostro destino».

Lo spettacolo è vincitore del premio “Anima 2016” per la categoria teatro.

 

sala grande

dal 9 al 18 marzo 2018

Quello che non ho

drammaturgia e regia Giorgio Gallione
con Neri Marcorè
voci e chitarre GiuaPietro GuarracinoVieri Sturlini
canzoni di Fabrizio De Andrè
e di Massimo BubolaIvano FossatiMauro PaganiFrancesco De Gregori
arrangiamenti musicali Paolo Silvestri
collaborazione alla drammaturgia Giulio Costa
scene e costumi Guido Fiorato
luci Aldo Mantovani
produzione Teatro dell’Archivolto


Quello che non ho è un affresco teatrale che, utilizzando la forma del teatro canzone, cerca di interrogarsi sulla nostra epoca, in precario equilibrio tra ansia del presente e speranza nel futuro. Ispirazione principale di questo percorso sono le canzoni di Fabrizio De Andrè, che incrociano un tessuto narrativo fatto di storie emblematiche, quasi parabole del presente, che raccontano (anche in forma satirica) nuove utopie, inciampi grotteschi e civile indignazione. Storie di sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente, di esclusione, di ribellione, di guerra, di illegalità, rilette con un filtro grottesco, ghignante e aristofanesco.

Le canzoni di De Andrè (in particolare del concept album Le nuvole), incrociano le visioni lucide e beffarde di Pier Paolo Pasolini, apocalittiche, visionarie profezie (contenute nel poema filmico La rabbia), che raccontano di una “nuova orrenda preistoria” che sta minando la società contemporanea.

 

 

sala strehler

dall’8 al 18 marzo 2018

La veglia

di Rosario Palazzolo

regia di Rosario Palazzolo
con Filippo Luna
scene Luca Mannino
luci Alice Colla
musiche e effetti Francesco Di Fiore
produzione Teatro Biondo Palermo


Una stanza della morte, una donna forsennata che attende il corpo della figlia. Un corpo preteso e conteso col pubblico, che sarà un antagonista ideale, muto e terribile. Carmela è una donna minuta, arcigna, tenera; è una lingua di fuoco e una bocca cannone che sputa odio e sarcasmo, prendendosi gioco della sintassi comune: una rivolta linguistica consapevole, che utilizza jingle televisivi, stralci di discorsi delle sue trasmissioni preferite, compagne di una disperazione composta, silenziosa, una disperazione sopita e messa a sedere davanti a telequiz, telenovele, festival musicali. Perché Carmela non parla da venti anni, chiusa nella sua stanza, protetta da un’immaginazione che adesso non le basta più.

La veglia è uno spettacolo rabbioso, beffardo e struggente, in cui l’ironia e la disperazione confluiscono nel medesimo fallimento, quello di chi immagina un qualsivoglia buon senso.

 

 

sala strehler

dal 23 marzo all’8 aprile 2018

Mozart

Il sogno di un clown

di Giuseppe Cederna

con Giuseppe Cederna
liberamente tratto da Mozart di Wolfgang Hildesheimer
e con Sandro D’Onofrio (pianoforte)
musiche Wolfgang Amadeus Mozart
regia Ruggero CaraElisabeth Boeke
scene Francesca Sforza
costumi Alexandra Toesca
produzione Art Up Art / Teatro Franco Parenti


Mozart. Il sogno di un clown è un monologo originale, un viaggio impervio ed esilarante tra la vita del genio e il miracolo della sua musica. Il testo, scritto da Giuseppe Cederna, è liberamente ispirato alla biografia Mozart di Wolfgang Hildesheimer. A dar corpo e voce a Mozart sono un attore e un pianista, l’uno alter ego dell’altro in un continuo gioco di trasformazioni e specchi. Ecco quindi l’enfant prodige perennemente in tournée per le strade dissestate d’Europa; ecco le acrobazie e il talento per la comicità tramandatagli dalla mamma; ecco il virtuoso, l’impareggiabile buffone, il Flauto magico e il Don Giovanni, le umiliazioni, i successi, gli amori e i dolori che hanno segnato la fulminante esistenza di quello che Hildesheimer ha definito: «uno spirito indicibilmente grande, regalo immeritato per l’umanità nel quale la natura ha prodotto un eccezionale, forse irripetibile, ad ogni modo mai più ripetuto, capolavoro».

 

 

sala grande

dal 6 al 15 aprile 2018

Aspettando Godot

di Samuel Beckett

regia Maurizio Scaparro
con Antonio SalinesLuciano VirgilioEdoardo Siravo,
Fabrizio BordignonBeniamino Zannoni
scene Francesco Bottai
costumi Lorenzo Cutùli
produzione Teatro Biondo Palermo


Il capolavoro di Samuel Beckett torna in scena in un nuovo allestimento diretto da Maurizio Scaparro. L’infinita e vana attesa di Valdimiro ed Estragone è diventata l’emblema della condizione dell’uomo contemporaneo. «Mi conforta di avere in palcoscenico attori che stimo profondamente come Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo ed Enrico Bonavera – spiega Scaparro – ma vorrei anche, alla fine delle prove, poter idealmente dedicare questa nostra fatica all’Europa della Cultura, la grande dimenticata dell’Europa che viviamo; e a quelle parole che Beckett sussurra quasi per caso, come “teatro”, “varietà” “circo”».

 

 

sala strehler

dal 20 al 22 marzo 2018

Milite ignoto

Quindicidiciotto

di Mario Perrotta

con Mario Perrotta
tratto da Avanti sempre di Nicola Maranesi
e dal progetto La Grande Guerra, i diari raccontano a cura di Pier Vittorio BuffaNicola Maranesi per Gruppo Editoriale L’Espresso e Archivio Diaristico Nazionale
produzione PermàrArchivio Diaristico NazionaledueLLa Piccionaia


Nella prima guerra mondiale, gradatamente, il nemico diventa ignoto, perché non ci sono più campi di battaglia per i “corpo a corpo”, dove guardare negli occhi chi sta per colpirti a morte, ma ci sono trincee dalle quali partono proiettili e bombe anonime. E nuvole di gas che coprono ettari di terreno e radono al suolo interi battaglioni senza un lamento. E aerei che scaricano tonnellate di esplosivo dal cielo e navi che sparano cannonate a centinaia di metri di distanza. Uno sparare nel mucchio insomma, un conflitto spersonalizzato in cui gli esseri umani coinvolti, sono semplici ingranaggi del meccanismo e non più protagonisti eroici della vittoria o della sconfitta.

Proprio per questo, Mario Perrotta, ancora una volta, recupera le piccole storie, gli sguardi e le parole di singoli uomini che hanno vissuto e descritto i terribili eventi bellici dal loro particolarissimo punto d’osservazione, «perché questo è il compito del teatro, o almeno del mio teatro: esaltare le piccole storie per gettare altra luce sulla grande storia».

 

 

sala grande

dal 20 al 29 aprile 2018

Occident Express

(Haifa è nata per star ferma)

di Stefano Massini

uno spettacolo a cura di Enrico FinkOttavia Piccolo
raccontato da Ottavia Piccolo e dall’Orchestra Multietnica di Arezzo
direzione musicale Enrico Fink
disegno luci Alfredo Piras
produzione Teatro Stabile dell’UmbriaOfficine della Cultura


Nel 2015 una donna anziana di Mosul si mise in fuga con la nipotina di 4 anni: percorse in tutto 5.000 chilometri, dall’Iraq fino al Baltico, attraverso la cosiddetta “rotta dei Balcani”. Questa è la sua incredibile storia.

Occident Express è la cronaca di un viaggio, il diario di una fuga, l’istantanea su un inferno a cielo aperto. Ma soprattutto è una storia vera, un piccolo pezzo di vita vissuta che compone il grande mosaico dell’umanità in cammino. Occident Express è un frammento del nostro tempo.

Haifa è una donna coi capelli bianchi, costretta a tagliare il filo della propria esistenza. Non sceglie di mettersi in cammino: qualcosa di più grande decide per lei, obbligandola a lasciarsi tutto alle spalle. Un tempo sua sorella le diceva: “Tu, Haifa, sei nata per star ferma”, e lei faceva sì col mento. Adesso fuggire è tutto. Dalle terre aride di Hulalyah, nel nord dell’Iraq, risalendo l’Europa fino ai ghiacci del mar Baltico, Haifa strappa coi i denti una tappa dopo l’altra, ogni volta morendo, ogni volta nascendo, ogni volta scoprendo qualcosa degli altri e di sé. Un’odissea del terzo millennio. Un racconto spietato fra parole e musica, senza un solo attimo di sosta: la terribile corsa per la sopravvivenza.

 

 

sala grande

dall’11 al 20 maggio 2018

Liolà

di Luigi Pirandello

un progetto di Moni OvadiaMario IncudineSebastiano Lo Monaco
con Moni Ovadia e Mario Incudine
produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Garibaldi di Enna / Teatro Regina Margherita di Caltanissetta / Fondazione Teatro “Luigi Pirandello” di Agrigento


Nell’anno delle celebrazioni pirandelliane per i 150 anni dalla nascita, il Teatro Biondo di Palermo, insieme ai teatri comunali di Enna e Caltanissetta e alla Fondazione “Luigi Pirandello” di Agrigento, produce un nuovo allestimento di Liolà, una commedia insolita nel repertorio del grande scrittore siciliano, che egli stesso definì «così gioconda che non pare opera mia». Scritta in dialetto agrigentino e rappresentata per la prima volta al Teatro Argentina di Roma nel 1916 dalla compagnia di Angelo Musco, Liolà – “Commedia campestre in tre atti” secondo la definizione dell’autore – è ispirata a un episodio del quarto capitolo del romanzo Il fu Mattia Pascal.

Protagonista è un simpatico contadino che si aggira nelle campagne agrigentine seducendo “ragazzotte di fuorivia”, dei cui figli si fa carico affidandoli alla propria madre. Ovadia, Incudine e Lo Monaco trasformano le scanzonate vicende di Liolà in una vera e propria opera musicale, più vicina al teatro musicale di De Simone che alla prosa vera e propria. «Liolà è molto più che una storia di tradimenti, ripicche, libertinaggio e potere – spiegano gli autori – Il protagonista rappresenta la vita, il canto, la poesia, il futile ancorché necessario piacere, è l’amore e la morte, il sole e la luna, il canto e il silenzio. Il nostro spettacolo sarà un moderno gioco di specchi dove i dialoghi vengono sostituiti dalle arie, dai recitativi accompagnati, e dove la musica supera il linguaggio del dialetto per sublimarlo nella lingua poetica del melodramma».

 

 

sala strehler

dal 12 al 29 aprile 2018

La scortecata

Di Emma Dante

liberamente tratto da Lo cunto de li cunti
di Giambattista Basile
testo e regia Emma Dante
con Salvatore D’OnofrioCarmine Maringola
elementi scenici e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro
assistente di produzione Daniela Gusmano
assistente alla regia Manuel Capraro
produzione Teatro Biondo di Palermo / Festival di Spoleto 60
in collaborazione con Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale


La scortecata narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passa una fata che le fa un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie.

Nell’originale spettacolo di Emma Dante, in una scena vuota, due uomini, a cui sono affidati i ruoli femminili, come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re. Bastano due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare “entra ed esci” dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il sogno.

 

Teatro Biondo

via Roma, 258
90100 Palermo

Direzione
tel. 091 7434345
Roberto Alajmo
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Botteghino
via Roma, 258
tel. 091 7434341
dal martedì al sabato
ore 10,00-13,00 e 16,00-19,00
domenica ore 9,00-12,00 e 16,00-19,00
nei giorni di spettacolo:
un’ora prima dell’inizio rappresentazione

 
ISSN 2280-6091

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Vice direttore

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Coordinamento redazionale
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Redazione affari sociali

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